Teleromagna » 6 novembre 2018

Daily Archives: 6 novembre 2018

RAVENNA: Bullismo a scuola, ‘minacce e molestie a 11 anni’

RAVENNA: Bullismo a scuola, 'minacce e molestie a 11 anni' Minacciato con un coltello puntato alla gola, trascinato in un vicolo all'uscita da scuola, spinto contro un muro e molestato sessualmente. Sarebbe successo a un ragazzino di 11 anni, a Ravenna, il 15 ottobre e i genitori hanno denunciato l'episodio alla Polizia. Lo racconta il Resto del Carlino. Sulla vicenda sono in corso accertamenti della squadra mobile ed è stata avvisata la Procura per i minorenni. Dopo l'aggressione, da parte di quattro ragazzi più grandi, di terza media, l'undicenne è tornato a casa, dove è rimasto taciturno per un giorno. La mattina dopo non è andato a scuola, ma quando è tornato sarebbe stato nuovamente minacciato di morte in bagno. I genitori sarebbero quindi riusciti a farsi raccontare delle minacce, poi il ragazzino, sotto choc, è stato alcuni giorni ricoverato in ospedale, dove una psicologa gli ha fatto riferire anche delle molestie. I genitori oltre alla denuncia hanno parlato anche con la scuola, "ma ci è sembrato che imperasse il garantismo", hanno detto.

Pianeta Bianconero del 5 novembre 2018

Pianeta Bianconero è il nuovo format dedicato al Cesena Calcio e al campionato di Serie D con approfondimenti, schede, analisi e nuove rubriche. Condotto da Luca Alberto Montanari, con la collaborazione di Laura Padovani alla postazione social e di Andrea Zanzi, Marco Rossi e Fulvio Zappatore, giornalisti di TR24. Pianeta Bianconero va in onda tutti i lunedì sera dalle ore 21 su Teleromagna Ch. 14. Perché il Cesena è la squadra che amiamo..! Seguici sulla pagina Facebook!

RAVENNA: Lugo, morti in ospedale, a giudizio ex primario e caposala

RAVENNA: Lugo, morti in ospedale, a giudizio ex primario e caposala Per omicidio volontario con il dolo eventuale Pur di fronte ai numerosi segnali di allarme, non avrebbero adottato tutte le misure in loro potere per scongiurare il decesso della paziente 78enne Rosa Calderoni, morta secondo l'accusa per un'iniezione letale di potassio fatta all'ospedale di Lugo, nel Ravennate, dall'ex infermiera Ausl Daniela Poggiali. E' la ricostruzione della Procura di Ravenna che è costata il rinvio a giudizio per omicidio volontario con dolo eventuale all'allora primario e all'allora caposala, entrambi in pensione, del reparto di Medicina dell'ospedale lughese. Si tratta del 69enne Giuseppe Re e della 63enne Cinzia Castellani. Nel suo dispositivo, il Gup Antonella Guidomei ha fatto presente tra le altre cose che le difese si sono concentrate sulla mancanza del dolo, aspetto il cui vaglio spetterà all'istruttoria: processo al via il 27 febbraio 2019 davanti alla Corte d'Assise di Ravenna. Poggiali, condannata in primo grado e assolta in secondo, è in attesa di un nuovo appello dopo la Cassazione. Davanti alla Corte di assise, l'Ausl Romagna sarà presente sia come parte civile che come responsabile civile, come tale citata dai figli della defunta (pure loro parte civile), morta la mattina del'8 aprile 2014 a poche ore dal ricovero. Poggiali era stata condannata in primo grado nel marzo 2016 all'ergastolo sulla base delle indagini dei carabinieri coordinate dai Pm Alessandro Mancini e Angela Scorza, gli stessi del fascicolo di primario e caposala. In appello nel luglio 2017 l'ex infermiera Ausl era stata assolta e scarcerata: ma nel luglio scorso la Cassazione ha bocciato l'assoluzione rinviando il vaglio della questione sulle cause del decesso della paziente (se per avvelenamento o naturali) a un appello bis: si è in attesa delle motivazioni della Suprema Corte, per arrivare alla fissazione della data del processo. Durante la sua requisitoria nel caso di primario e caposala, difesi dagli avvocati Guido Magnisi e Roberto D'Errico, il pm Scorza ha più volte precisato che ci si trova a che fare con un dolo eventuale legato alla posizione di garanzia rivestita dai due imputati: dovevano essere cioè garanti della 'percezione del pericolo' in quel reparto. I campanelli d'allarme, secondo l'accusa, non erano certo mancati, tra morti ritenute sospette, preoccupazioni manifestate da altre infermiere e numerosi furti messi a segno in corsia tanto che per la Poggiali di recente la Cassazione ha confermato due condanne per altrettanti fascicoli aperti per ammanchi in ospedale. "Si tratta di un provvedimento che ha carattere assolutamente straordinario", ha commentato l'avvocato Magnisi, parlando del rinvio a giudizio. "Ha una lunga motivazione dove il giudice rappresenta i suoi dubbi sull'elemento soggettivo. Per la prima volta nella mia esperienza professionale, c'è un rinvio a giudizio con un'articolata e lunga ordinanza, dove il gup esprime i suoi dubbi tra dolo e colpa e ritiene di rimettere al giudice del merito la decisione. Sono molto sorpreso. Da un lato apprezzo questa sincerità, però ritengo che se non c'erano elementi per il dolo, bisognava rinviare a giudizio per la colpa. Invece il giudice ha ritenuto di non avere gli elementi per sciogliere il dubbio".

CESENA: Processo Carisp, la Procura chiede il carcere per gli ex dirigenti

CESENA: Processo Carisp, la Procura chiede il carcere per gli ex dirigenti Volge al termine a Forlì il processo nei confronti degli ex vertici della Cassa di Risparmio di Cesena. Nella lunga requisitoria di ieri, la Procura ha chiesto un anno e dieci mesi di reclusione per l'ex presidente Germano Lucchi e per l'ex direttore generale Adriano Gentili, e un anno e tre mesi per alcuni ex consiglieri. Secondo l'accusa, i reati a cui si deve rispondere sono false comunicazioni sociali sul bilancio e ostacolo agli organi di vigilanza. La Procura sostiene che le condotte degli ex dirigenti (tra cui aver dato ingenti crediti a realtà imprenditoriali giudicate poco affidabili) hanno portato alla fine dello storico istituto bancario cesenate ora inglobato da un grande gruppo francese.

RIMINI: Crack “La Voce di Romagna”, chiuse le indagini

RIMINI: Crack "La Voce di Romagna", chiuse le indagini Chiuse le indagini attorno al crack del quotidiano "La Voce di Romagna". L'ex editore Gianni Celli è accusato assieme al figlio, al nipote e a un ex direttore della testata, di bancarotta fraudolenta e distrattiva, falso in bilancio e malversazione ai danni dello Stato. Secondo la Procura, l'imprenditore, oggi 74enne, avrebbe utilizzato i fondi pubblici all'editoria per attività estranee alla pubblicazione e inoltre avrebbe gonfiato artificiosamente le richieste di contributi allo scopo, sostiene l'accusa, di coprire la reale situazione della sua azienda. Secondo le indagini della Guardia di Finanza alcuni tra gli indagati, tra cui l'ex direttore Raimondo Baldoni, avrebbero acconsentito a fare da prestanome intestandosi beni immobili allo scopo di evitare i sequestri.

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