Attualità

EMILIA-ROMAGNA: Mascherine, Bonaccini, “all’esterno già obbligatoria se vicini”

EMILIA-ROMAGNA: Mascherine, Bonaccini, "all'esterno già obbligatoria se vicini" “La mascherina all’esterno, quando non c’è il distanziamento, sarebbe obbligatoria a prescindere. Quando si è vicini bisogna utilizzarla”. Così il presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini a margine di un appuntamento a Bologna ha risposto a una domanda dei cronisti sull’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, sempre, in Sicilia e in Campania. “Guardate – ha rimarcato il governatore – questa era l’Italietta, oggi è il Paese tra i più sicuri al mondo. Il problema è che il virus circola: ci sono Paesi di fianco a noi che hanno numeri che sono 6, 7, 10 volte superiore ai nostri, bisogna stare molto attenti. Bisogna rispettare le norme, bisogna garantire di non andare, per colpa di qualche imbecille, di nuovo nel peggio. Bisogna fare tutto il possibile” anche perché “solo il vaccino permetterà di uccidere il virus. Siamo pronti a prendere tutti i provvedimenti che servono per migliorare la situazione e tenerla monitorata ogni giorno”.

RAVENNA: Il Mediterraneo al centro del nuovo corso di laurea di Beni Culturali | VIDEO

RAVENNA: Il Mediterraneo al centro del nuovo corso di laurea di Beni Culturali | VIDEO Formare laureati in grado di affrontare alcuni dei principali nodi problematici al centro del mondo contemporaneo: migrazioni, evoluzione del processo di integrazione europea, cittadinanza e diritti, cooperazione, salvaguardia e valorizzazione dei patrimoni culturali. È questo l’obiettivo della laurea in “Società e culture del Mediterraneo: istituzioni, sicurezza, ambiente”, che lunedì 28 ha preso il via a Ravenna nella sede di palazzo Verdi. Si tratta di un corso di laurea triennale in storia, centrato sulle dinamiche di sviluppo storico, antropologico, culturale e politico dell’area mediterranea. Il fulcro del nuovo percorso è infatti il Mediterraneo, “tornato a essere oggi protagonista come lo era stato solo prima delle grandi scoperte oceaniche di fine XV secolo – ha spiegato il referente del corso di laurea il prof.  Michele Marchi –. Per ragioni economiche, culturali, ambientali, energetiche, di immigrazione e di sicurezza, l’area mediterranea, punto di incontro tra tre continenti e luogo di scambio e intreccio tra popoli e genti, si presenta come un vero e proprio laboratorio storico-politico, terreno di studio di grande interesse e attualità”.

RIMINI: Campo nomadi “Non più microaree”, si punta a case popolari | VIDEO

RIMINI: Campo nomadi “Non più microaree”, si punta a case popolari | VIDEO Sembra prossimo ad essere accantonato il progetto delle microaree di Rimini per sgomberare il campo nomadi di via Islanda. La strada alternativa sarebbe quella dell’edilizia convenzionata.

 

Colpo di scena nell’annosa vicenda sulla chiusura del campo nomadi di via Islanda a Rimini. “Stop al progetto delle microaree”. Ad annunciarlo è il gruppo consiliare Patto Civico che ha sempre sostenuto questa tesi ritenendo più efficace l’integrazione con le famiglie di sinti alloggiate in appartamenti tradizionali nei quartieri della città. La novità, riportata dal Corriere Romagna, è che anche il resto della maggioranza, secondo quanto afferma il capogruppo di Patto Civico Mirco Muratori, si sarebbe convinta nell’andare oltre le microaree. Un progetto che dal 2016, quando è stato presentato, ha raccolto parecchie proteste da Torre Pedrera a Villaggio Primo Maggio dove erano previsti gli appezzamenti con casette di legno  per i sinti. Ci sono voluti due anni di confronto all’interno della maggioranza per arrivare a questa sintesi, come confermato da Muratori a TR24. Il Comune per ora preferisce non commentare la notizia e si propone di parlare prima con le famiglie coinvolte su eventuali progetti alternativi per non creare false illusioni.

Che cosa c’è allo studio? Attualmente Acer, spiegano sempre dai corridoi della maggioranza, sta cercando gli appartamenti mancanti per le 5 famiglie del campo nomadi che ancora vivono in roulotte. Gli accertamenti dovrebbero concludersi a ottobre. In una prima fase le famiglie potrebbero rientrare nel progetto ‘emergenza abitativa’ già questo inverno, dopo di che verrebbero messi in lista per l’edilizia convenzionata esattamente come tutti gli altri cittadini. “Per le sei famiglie che sono già ricorse a questa strada – spiega ancora Muratori – le esperienze si sono rivelate positive”. A scoraggiare la strada delle microaree ci sono stati anche i costi. Tira un sospiro di sollievo la Lega con Matteo Zoccarato che su Facebook scrive: “Anche dall’opposizione, senza far accordi sottobanco, si possono ottenere grandi risultati”.

RIMINI: Campo nomadi “Non più microaree”, si punta a case popolari | VIDEO

RIMINI: Campo nomadi “Non più microaree”, si punta a case popolari | VIDEO Sembra prossimo ad essere accantonato il progetto delle microaree di Rimini per sgomberare il campo nomadi di via Islanda. La strada alternativa sarebbe quella dell’edilizia convenzionata.

 

Colpo di scena nell’annosa vicenda sulla chiusura del campo nomadi di via Islanda a Rimini. “Stop al progetto delle microaree”. Ad annunciarlo è il gruppo consiliare Patto Civico che ha sempre sostenuto questa tesi ritenendo più efficace l’integrazione con le famiglie di sinti alloggiate in appartamenti tradizionali nei quartieri della città. La novità, riportata dal Corriere Romagna, è che anche il resto della maggioranza, secondo quanto afferma il capogruppo di Patto Civico Mirco Muratori, si sarebbe convinta nell’andare oltre le microaree. Un progetto che dal 2016, quando è stato presentato, ha raccolto parecchie proteste da Torre Pedrera a Villaggio Primo Maggio dove erano previsti gli appezzamenti con casette di legno  per i sinti. Ci sono voluti due anni di confronto all’interno della maggioranza per arrivare a questa sintesi, come confermato da Muratori a TR24. Il Comune per ora preferisce non commentare la notizia e si propone di parlare prima con le famiglie coinvolte su eventuali progetti alternativi per non creare false illusioni.

Che cosa c’è allo studio? Attualmente Acer, spiegano sempre dai corridoi della maggioranza, sta cercando gli appartamenti mancanti per le 5 famiglie del campo nomadi che ancora vivono in roulotte. Gli accertamenti dovrebbero concludersi a ottobre. In una prima fase le famiglie potrebbero rientrare nel progetto ‘emergenza abitativa’ già questo inverno, dopo di che verrebbero messi in lista per l’edilizia convenzionata esattamente come tutti gli altri cittadini. “Per le sei famiglie che sono già ricorse a questa strada – spiega ancora Muratori – le esperienze si sono rivelate positive”. A scoraggiare la strada delle microaree ci sono stati anche i costi. Tira un sospiro di sollievo la Lega con Matteo Zoccarato che su Facebook scrive: “Anche dall’opposizione, senza far accordi sottobanco, si possono ottenere grandi risultati”.

EMILIA-ROMAGNA: Un ‘pasto sospeso’ per i nuovi poveri della pandemia

EMILIA-ROMAGNA: Un ‘pasto sospeso’ per i nuovi poveri della pandemia Un milione di nuovi poveri in Italia. E’ il conto amaro della pandemia raccontato nei dati diffusi dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, scesa in campo nel fine settimana con una nuova iniziativa, un ‘pasto sospeso’ per chi non può più permetterselo. L’associazione fondata da don Oreste Benzi guarda ora soprattutto a quelli che vengono chiamati “nuovi poveri”, coloro che hanno perso tutto a causa della pandemia di Covid-19 e che fino a poco fa riuscivano a cavarsela seppur in un equilibrio precario. Per molti il coronavirus ha significato proprio questo: nel solo mese di giugno in Italia i “nuovi poveri”, secondo una rilevazione della Caritas, sono stati il 34% del totale di coloro che si sono rivolti alle strutture di sostegno. Persone che riuscivano a garantirsi appena il necessario, l’essenziale, e che ora devono fronteggiare problemi gravi legati alla perdita del lavoro, alle difficoltà nel pagamento di bollette, affitti e mutui, ma anche a disagi psicologici e relazionali. C’è anche chi è stato costretto a rinviare cure e assistenza sanitaria. I volontari della Comunità nel weekend hanno popolato le piazze dell’Emilia-Romagna, così come quelle di tutta Italia, per dare un aiuto concreto. La comunità, attraverso il contributo degli artisti dell’Associazione Autori di Immagini, ha realizzato una collezione di tovagliette all’americana: un oggetto simbolico che rappresenta il pasto preparato per qualcuno alla propria tavola, il cui ricavato andrà a finanziare i progetti di sostegno alle persone più bisognose.

EMILIA-ROMAGNA: Un ‘pasto sospeso’ per i nuovi poveri della pandemia

EMILIA-ROMAGNA: Un ‘pasto sospeso’ per i nuovi poveri della pandemia Un milione di nuovi poveri in Italia. E’ il conto amaro della pandemia raccontato nei dati diffusi dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, scesa in campo nel fine settimana con una nuova iniziativa, un ‘pasto sospeso’ per chi non può più permetterselo. L’associazione fondata da don Oreste Benzi guarda ora soprattutto a quelli che vengono chiamati “nuovi poveri”, coloro che hanno perso tutto a causa della pandemia di Covid-19 e che fino a poco fa riuscivano a cavarsela seppur in un equilibrio precario. Per molti il coronavirus ha significato proprio questo: nel solo mese di giugno in Italia i “nuovi poveri”, secondo una rilevazione della Caritas, sono stati il 34% del totale di coloro che si sono rivolti alle strutture di sostegno. Persone che riuscivano a garantirsi appena il necessario, l’essenziale, e che ora devono fronteggiare problemi gravi legati alla perdita del lavoro, alle difficoltà nel pagamento di bollette, affitti e mutui, ma anche a disagi psicologici e relazionali. C’è anche chi è stato costretto a rinviare cure e assistenza sanitaria. I volontari della Comunità nel weekend hanno popolato le piazze dell’Emilia-Romagna, così come quelle di tutta Italia, per dare un aiuto concreto. La comunità, attraverso il contributo degli artisti dell’Associazione Autori di Immagini, ha realizzato una collezione di tovagliette all’americana: un oggetto simbolico che rappresenta il pasto preparato per qualcuno alla propria tavola, il cui ricavato andrà a finanziare i progetti di sostegno alle persone più bisognose.

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