EMILIA-ROMAGNA: Famiglie e pandemia, per Nomisma uno studio in chiaroscuro

Economia
EMILIA-ROMAGNA: Famiglie e pandemia, per Nomisma uno studio in chiaroscuro Le famiglie italiane dimostrano un'apparente tenuta di fronte alle prospettive future ma allo stesso tempo denotano una scarsa consapevolezza della loro effettiva situazione. Lo sostiene l'ultima indagine dell'istituto Nomisma di Bologna. In tempo di Covid, in una scala da 0 a 10 le famiglie italiane dimostrano di avere piena fiducia nei confronti di medici e infermieri (8,2), del volontariato (7,8), e degli insegnanti (6,5). Si tratta dei tre attori sociali che per le famiglie costituiscono una presenza determinante su cui far converge una 'fiducia da fronteggiamento', orientata verso quei soggetti che nel quotidiano hanno saputo fronteggiare le minacce tipiche della pandemia. Anche l’agenda politica delle famiglie italiane subisce profonde variazioni al tempo del Covid: ad aumentare d’importanza è la disoccupazione per il 66,9% delle famiglie intervistate, seguita dal debito pubblico 49,9% e dalle disuguaglianze economico-sociali (49,2%). Un dato ritenuto particolarmente significativo è il rilevante calo dell’importanza dell’immigrazione (-8,6%). "Le famiglie italiane – sostiene Nomisma – appaiono quindi concrete, e maggiormente preoccupate per la tenuta complessiva del sistema paese a partire dal lavoro". Il 28,8% delle famiglie italiane dichiara di non riuscire a risparmiare, il 41,8% di avere una situazione stabile, il 12,9% di essere in condizione di aumentare la propria capacità di risparmio e il 16,5% di diminuirla. Questi dati emergono nell'ultimo studio realizzato dall'istituto Nomisma di Bologna. Tra le famiglie che riescono a risparmiare prevale un atteggiamento di prudenza: 1 su 2 tra quelle risparmiatrici (46,8%) pensa di accantonare i risparmi, il 39,8% di spendere una piccola quota di quanto accantonato durante l’emergenza e solo il 13,4 % vede la possibilità di spenderne una buona parte. Dall’indagine sono i capifamiglia tra i 35 e 44 a pensare a un futuro alle prese con problemi economici. "Un dato – si precisa – da analizzare con attenzione fa riferimento al 17,8% delle famiglie che dichiara di non sapere cosa fare in caso di problemi economici, dato che diventa allarmante tra gli anziani (1 su 3 non ha idea di come muoversi)". L’indagine condotta da Nomisma evidenzia sostanzialmente una fiducia da parte delle famiglie nella capacità di fronteggiare sia il presente, sia il futuro che sarà sicuramente più complesso, ma a detta delle famiglie ancora sostenibile. Secondo le auto-percezioni rilevate da Nomisma da parte delle famiglie italiane sulla capacità di affrontare la seconda parte del 2020 e l’inizio del 2021, quelle che si sentono forti sono 4,1 milioni, mentre quelle che si percepiscono resilienti 5,6 milioni. “Incrociando queste percezioni con l’effettiva solidità economico-reddituale delle famiglie si assiste – dice Marco Marcatili, Responsabile Sviluppo Nomisma – al dimezzarsi di questi dati: le famiglie forti sarebbero pressoché 2,2 milioni, così come si riducono del 40% quelle resilienti (3,4 milioni). Le famiglie 'auto-illuse' della propria forza e della propria resilienza potrebbero essere oltre 4 milioni". "In un contesto così incerto e complesso come quello attuale, la propensione all’acquisto di un’abitazione per le famiglie italiane si mantiene apparentemente su livelli simili rispetto a quelli dello scorso anno (2.447.700 le famiglie interessate all’acquisto), ma occorre interpretare i dati effettivamente raccolti alla luce di una 'realtà aumentata' che incrocia la percezione del futuro con le condizioni reddituali delle famiglie. Alla luce di questo le famiglie intenzionate all’acquisto di un immobile si riducono a 625.900". È quanto emerge dall’Indagine Nomisma 2020 sulle famiglie italiane presentata oggi in occasione dell’evento in diretta streaming organizzato da Nomisma e CRIF in collaborazione con UniCredit Subito Casa dal titolo "Fuori tutti, la voce alle famiglie. Vivere, abitare, investire: l'Oltre del Coronavirus". Secondo i dati effettivi raccolti dall'istituto bolognese cresce la domanda potenziale delle famiglie che si stanno già muovendo per cercare un’abitazione con una percentuale che passa dall’1.9% (pari a 494mila famiglie) al 2,1% (549mila famiglie). "Si tratta – viene spiegato – di un incremento sorretto probabilmente da una pianificazione dell’acquisto pre-pandemia". Al contrario diminuiscono lievemente le intenzioni di acquisto di un’abitazione nei prossimi 12 mesi, passando dal 7,6% al 7,3% (1.9 milioni di famiglie). Le intenzioni d’acquisto sono espresse principalmente da famiglie giovani (18-34 anni e 35-44 anni) desiderose di migliorare la propria condizione abitativa che presentano un reddito stabile, ma anche da famiglie che, per effetto della pandemia, hanno subito un peggioramento delle proprie condizioni finanziarie. Se si circoscrive il campo di analisi alla probabilità di realizzo dell’aspettativa di acquisto casa, e considerando quindi le sole famiglie che presentano una solida capacità reddituale, la componente tenderà a ridursi. Nello specifico, la domanda potenziale che riguarda le famiglie che si stanno già muovendo si stabilizzerà intorno allo 0,6% (156mila famiglie), così come le intenzioni delle famiglie che mostrano la volontà di attivarsi nei prossimi mesi e che riguarderanno l’1,8% di esse pari a 470 mila famiglie. "Questa percentuale – rimarca l’istituto di ricerca bolognese – tiene conto del gruppo di famiglie che detiene effettive capacità di concretizzare le scelte d’investimento pianificate". "Nel contesto attuale il rischio di un ulteriore allargamento della forbice sociale tra gruppi familiari e di una ulteriore polarizzazione della ricchezza risulta ancora più evidente, e per contrastare questa tendenza, saranno determinanti le misure contenute nel recente Decreto Rilancio a sostegno della casa e dell’industria immobiliare". Lo sostiene l'istituto Nomisma di Bologna in una recente indagine sulle famiglie italiane."Per le famiglie che cercano casa – si aggiunge – il soddisfacimento dei bisogni primari risulta essere uno degli obiettivi prioritari, tanto che le motivazioni di acquisto prima casa e di sostituzione prima casa interessano complessivamente il 74% delle intenzioni d’acquisto". La quota di famiglie italiane che negli ultimi 12 mesi ha accumulato ritardi nel pagamento dell’affitto è passata dal 9,6% del pre-Covid-19 al 24% durante le misure di contenimento. Lo denota l'ultima indagine dell'istituto Nomisma di Bologna. Per effetto del lockdown, quindi, una famiglia su quattro ha mostrato difficoltà nel pagamento dell’affitto. Un’evidenza che trova conferma anche nelle aspettative per i prossimi 12 mesi: più del 40% delle famiglie prevede di avere difficoltà a rispettare il pagamento del canone di affitto. Secondo i dati raccolti da Nomisma le famiglie interessate all’affitto sarebbero 2.008.300, ma, spiega l'istituto,  "circoscrivendo l’analisi ai soli nuclei che manifestano un’effettiva capacità reddituale, la domanda effettiva tenderà a ridursi a 730.300 famiglie". Considerando "le motivazioni che sorreggono il mercato dell’affitto emerge come il 54,4% delle famiglie – erano il 58% lo scorso anno – consideri l’affitto un’opzione alternativa a causa della mancanza di risorse economiche sufficienti per poter accedere al mercato della compravendita". Secondo l'istituto Nomisma di Bologna, il mercato delle riqualificazioni edilizie anche quest'anno continua ad essere caratterizzato da luci e ombre. Le intenzioni di ristrutturazione nei prossimi 12 mesi si mantengono elevate anche quest’anno e in aumento rispetto alla scorsa rilevazione passando dal 20% al 24% delle famiglie (pari a 6,2 milioni). Considerando però l’effetto che potrebbe innescarsi attraverso l’applicazione del 'Decreto Rilancio', la domanda potenzialmente interessata a interventi di riqualificazione energetica sarebbe ben più ampia, arrivando a coinvolgere più di 12 milioni di famiglie.

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