19 NOVEMBRE 2015

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19 NOVEMBRE 2015 - 16:07


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RAVENNA: Ipotesi casse di colmata? Per Matteucci è "no" - VIDEO

Il comune di Ravenna è nettamente contrario all'ipotesi di realizzare le casse di colmata destinate a collocarvi i sedimenti estratti dal dragaggio del porto, nel mare di fronte a Marina di Ravenna. A ribadirlo il sindaco Fabrizio Matteucci. "Parliamo del cuore del distretto turistico di Ravenna" - spiega il primo cittadino - "Il nostro territorio riesce a fare convivere i settori dell'economia più diversi, dalla chimica al turismo, perché  facciamo la fatica quotidiana di renderli compatibili l'uno all'altro. Ma un settore dell'economia non può ammazzare l'altro. Per questo, ad esempio, dicemmo no al rigassificatore a mare. Le dimensioni di questa lastra di cemento che coprirebbero le casse di colmata equivarrebbero a 60 campi da calcio". "Non  si può fare" - sostiene a chiare lettere Matteucci. "Bisogna trovare soluzioni diverse per depositare la sabbia degli escavi che sono indispensabili. Io poi penso anche che, anche solo sulla base della documentazione del tutto insufficiente che è a nostra disposizione, i tempi per la realizzazione di queste casse di colmata sarebbero molto più lunghi di quelli ipotizzati e i costi molto superiori. Quello che rimane urgente è un programma di manutenzione dei fondali attuali per rimuovere adesso le sabbie che compromettono la funzionalità di alcuni terminal e nuovi "dossi" sui fondali che potrebbero riformarsi all'imboccatura del Candiano, mentre sono in corso i lavori per rimuovere quello che si è formato ormai un anno fa". Anche l’opposizione in consiglio comunale è contraria alle casse di colmata all’interno delle dighe foranee del porto e lancia la proposta di una consultazione popolare sulla loro realizzazione.




ALTRE NOTIZIE DI ATTUALITÀ

RAVENNA: Armi in transito dal porto, la Dogana dovrà fornire i dati

Il Consiglio di Stato ha confermato che l’Agenzia delle Dogane di Ravenna dovrà rendere disponibili i dati sulla quantità di materiale bellico transitato dal porto nel 2025. I giudici hanno respinto il ricorso dell’amministrazione, confermando la decisione del Tar dell’Emilia-Romagna, che aveva accolto in parte la richiesta di accesso agli atti presentata dalla giornalista Linda Maggiori e dall’avvocato ravennate Andrea Maestri. All’inizio del 2026 Maggiori aveva chiesto di conoscere i quantitativi di armi, componenti e materiale bellico partiti dal porto, con una suddivisione per quadrimestre e per tipologia di operazione, tra esportazioni e transiti. La richiesta comprendeva anche, se disponibili, informazioni sulla provenienza e sulla destinazione dei carichi. Le Dogane avevano negato l’accesso, sostenendo che la diffusione delle informazioni avrebbe potuto danneggiare la sicurezza pubblica, la politica estera e gli interessi commerciali delle aziende coinvolte. Il Tar aveva però giudicato insufficienti queste motivazioni, osservando che i soli dati numerici relativi a un periodo già concluso non rappresentavano un rischio concreto per gli interessi indicati. Il Consiglio di Stato ha condiviso questa valutazione, sottolineando che la pubblicazione di informazioni quantitative riferite al passato permette di garantire la trasparenza senza compromettere gli altri interessi in gioco. I giudici hanno inoltre ricordato che altre autorità, tra cui le Dogane di Livorno, avevano già fornito dati analoghi. La decisione è stata accolta con soddisfazione da Alleanza Verdi e Sinistra, Rifondazione Comunista e dal gruppo dei Verdi/Ale al Parlamento europeo. «Oggi facciamo la storia della trasparenza», ha commentato Maestri.