17 OTTOBRE 2023

15:13

NOTIZIA DI ATTUALITÀ

DI

2177 visualizzazioni


17 OTTOBRE 2023 - 15:13


NOTIZIA DI ATTUALITÀ

DI

2177 visualizzazioni



RIMINI: Salute, un piano per rafforzare la rete assistenziale dei più fragili | VIDEO

Parte dal distretto sanitario di Rimini il primo esperimento dell’Ausl Romagna di rafforzamento della rete assistenziale per le fasce di popolazione più fragili. Si parte con l’analisi dei dati per intercettare chi sfugge dai percorsi di cura.

 

Far sì che tutti abbiano pari opportunità di accesso alle prestazioni sanitarie e valorizzare le funzioni della sanità pubblica. È questo il cuore del nuovo piano di contrasto alle diseguaglianze di salute messo a punto dal Distretto sanitario di Rimini. Si tratta del primo esperimento di questo tipo all’interno dell’Ausl Romagna, che mira a migliorare la medicina territoriale dopo l’esperienza del Covid.

L’attenzione è rivolta in particolare alle fasce più fragili della popolazione. “Cercheremo di incrociare banche dati, capire se tutte le persone accedono ai servizi o se c'è una parte che resta esclusa. Valuteremo la persona non solo rispetto alla problematica prevalente, ma a tutto quello che vive sul piano sanitario", ha spiegato a margine della presentazione Mirco Tamagnini, direttore ad interim Distretto sanitario Rimini.

“Le disuguaglianze di salute sono la punta dell’iceberg delle diseguaglianze sociali”, ha aggiunto Kristian Gianfreda, assessore comunale di Rimini alle Politiche per la Salute. La nuova azione verterà sulla “implementazione di strumenti per anticipare una serie di interventi sbagliati, aggravamenti, malattie croniche non diagnosticate” e sarà “rivolto a quei cittadini che più difficilmente accedono ai servizi e che maggiormente creano poi disfunzione al pronto soccorso e ai servizi annessi alle malattie croniche”.

Il piano metterà insieme case della salute, centrali operative territoriali, oss, educatori di quartieri “per andare ad intercettare prima i bisogni, e intervenire meglio. Questo per contrastare la crisi generale che affronta la sanità in Italia e contrastare le diseguaglianze nel campo della salute”, ha detto Gianfreda.




ALTRE NOTIZIE DI ATTUALITÀ

RAVENNA: De Pascale, "piena vicinanza ai medici del Reparto di Malattie Infettive dell'ospedale"

"Tutta la comunità medica dell'Emilia-Romagna è profondamente scossa dall'indagine aperta dalla Procura di Ravenna, nei confronti di sei medici del reparto di Malattie Infettive dell'Ospedale di Ravenna. Per quasi nove anni sono stato sindaco della città, compresi gli anni del Covid, conosco uno per uno i reparti e i volti di quell'ospedale e so bene quali sentimenti stanno attraversando i professionisti e le professioniste del Santa Maria delle Croci. A ciascuno di loro va il mio abbraccio e la vicinanza piena della Regione Emilia-Romagna". Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, sulla vicenda che vede coinvolti alcuni dirigenti medici del reparto di Malattie infettive di Ravenna, dopo una perquisizione.  "In tutta la mia esperienza politica ho sempre avuto assoluto rispetto per l'autonomia delle Procure e preteso altrettanto rispetto per la presunzione di innocenza degli indagati e degli imputati - prosegue il presidente - In questo momento, l'unica cosa certa è che ci sono sei medici, innocenti fino a prova contraria, accusati di aver falsificato delle diagnosi e, senza nemmeno una richiesta di rinvio a giudizio, già attaccati pubblicamente da una delle massime autorità del Paese". Il riferimento è alle dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini. "I professionisti e le professioniste che lavorano nel Servizio sanitario regionale dell'Emilia-Romagna devono sapere che, anche davanti a legittime attività di indagine, la loro Regione e la loro comunità hanno fiducia in loro fino a che non venga provato il contrario", aggiunge de Pascale. "Detto questo, uscendo dal loro caso specifico, dalla loro presunzione di innocenza, e dal carattere personale di qualsiasi eventuale responsabilità penale - sottolinea de Pascale - il problema per paradosso è ancora più complesso, perché in linea generale, oggi la normativa italiana e le direttive ministeriali, peraltro in larga parte non modificate da questo Governo, scaricano sui medici delle Ausl italiane una responsabilità enorme, quella di stabilire o meno l'idoneità all'invio al Cpr per malattie infettive o psichiatriche, peraltro in assenza di linee guida sanitarie chiare e condivise a livello nazionale".