14 OTTOBRE 2024

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14 OTTOBRE 2024 - 12:16


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EMILIA-ROMAGNA: Tra le regioni dove si danneggiano più smartphone in estate

L’Emilia-Romagna, con il 9,69% delle riparazioni totali, è la terza regione italiana dove si sono verificati i maggiori incidenti ai telefonini degli italiani nel corso dell’estate appena trascorsa. I dati di WeFix.it, piattaforma che seleziona centri di assistenza per smartphone, si riferiscono al periodo giugno/settembre e riguardano le richieste di intervento ricevute sul sito dagli italiani in vacanza. Precedono, in questa particolare classifica, la Campania, con il 16,27% e la Calabria, con il 12,71% delle riparazioni totali.

Le province più “distratte” sono quelle di Ravenna, Forlì e Parma. Nel dettaglio, sono gli uomini emiliano-romagnoli a danneggiare maggiormente i propri telefonini rispetto alle donne (52% contro il 48%). L’età media degli utenti meno accorti e che si sono rivolti a un centro di riparazione per smartphone è quella compresa nella fascia dai 35 ai 44 anni (21%), seguita da quella tra i 25 e 34 anni (19,6%).

Di contro, le persone con più di 65 anni di età si attestano come le più zelanti con il 9,8% di richieste di assistenza. Le cause per cui gli emiliano-romagnoli si sono rivolti ai centri di assistenza per sistemare i propri telefonini sono dovute a video per i social (24,7%), utilizzo in acqua (19,2%), familiari, amici e bambini (19%) e cadute accidentali (12%).

Nel 37% dei casi, i danneggiamenti sono avvenuti in aree aperte, durante escursioni o in palestra; nel 16% dei casi sono avvenute in casa, mentre nel 12% sui mezzi di trasporto. Per quanto riguarda la tipologia di danni, oltre il 32% delle riparazioni è stato richiesto per sistemare lo schermo del telefono, seguite dal 31% per danneggiamenti alla batteria.

Il giorno nero in vacanza? Il giovedì (17% di richieste di intervento) seguito dal martedì (16%).




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RAVENNA: De Pascale, "piena vicinanza ai medici del Reparto di Malattie Infettive dell'ospedale"

"Tutta la comunità medica dell'Emilia-Romagna è profondamente scossa dall'indagine aperta dalla Procura di Ravenna, nei confronti di sei medici del reparto di Malattie Infettive dell'Ospedale di Ravenna. Per quasi nove anni sono stato sindaco della città, compresi gli anni del Covid, conosco uno per uno i reparti e i volti di quell'ospedale e so bene quali sentimenti stanno attraversando i professionisti e le professioniste del Santa Maria delle Croci. A ciascuno di loro va il mio abbraccio e la vicinanza piena della Regione Emilia-Romagna". Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, sulla vicenda che vede coinvolti alcuni dirigenti medici del reparto di Malattie infettive di Ravenna, dopo una perquisizione.  "In tutta la mia esperienza politica ho sempre avuto assoluto rispetto per l'autonomia delle Procure e preteso altrettanto rispetto per la presunzione di innocenza degli indagati e degli imputati - prosegue il presidente - In questo momento, l'unica cosa certa è che ci sono sei medici, innocenti fino a prova contraria, accusati di aver falsificato delle diagnosi e, senza nemmeno una richiesta di rinvio a giudizio, già attaccati pubblicamente da una delle massime autorità del Paese". Il riferimento è alle dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini. "I professionisti e le professioniste che lavorano nel Servizio sanitario regionale dell'Emilia-Romagna devono sapere che, anche davanti a legittime attività di indagine, la loro Regione e la loro comunità hanno fiducia in loro fino a che non venga provato il contrario", aggiunge de Pascale. "Detto questo, uscendo dal loro caso specifico, dalla loro presunzione di innocenza, e dal carattere personale di qualsiasi eventuale responsabilità penale - sottolinea de Pascale - il problema per paradosso è ancora più complesso, perché in linea generale, oggi la normativa italiana e le direttive ministeriali, peraltro in larga parte non modificate da questo Governo, scaricano sui medici delle Ausl italiane una responsabilità enorme, quella di stabilire o meno l'idoneità all'invio al Cpr per malattie infettive o psichiatriche, peraltro in assenza di linee guida sanitarie chiare e condivise a livello nazionale".