18 APRILE 2024

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18 APRILE 2024 - 10:45


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RAVENNA: Iniziata la demolizione della seconda Torre Hamon | VIDEO

Prosegue, nonostante le proteste, la demolizione delle torri Hamon a Ravenna. Ieri sono partiti i lavori per la distruzione della seconda torre.

Meno di un mese. Tanto è passato tra l’annuncio della demolizione e l’effettiva distruzione delle Torri Hamon, che da mercoledì non sono ormai più, a tutti gli effetti, parte del paesaggio della darsena di Ravenna. La notizia della volontà di Eni di voler radere al suolo i due colossi di cemento era stata data dal Comune il 27 marzo, suscitando immediatamente le proteste di cittadini e associazioni che vedevano nelle due torri un patrimonio storico e paesaggistico della città: il simbolo della crescita industriale degli anni ’50. Ciononostante pochi giorni dopo, il 2 aprile, le gru avevano iniziato ad attaccare la prima torre, smontandola pezzo per pezzo.

A quel punto le voci contrarie sono aumentate. Italia Nostra ha organizzato due manifestazioni, una di queste assieme alla nipote di Michelangelo Antonioni, il regista che aveva immortalato le torri nel suo film “Il deserto rosso”. Si è poi unita l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale, che ha scritto una lettera al Ministro alla Cultura Sangiuliano: “La perdita di tali architetture che sono dei veri e propri monumenti del costruito industriale, rappresenta un grave danno per il patrimonio culturale” si legge nel testo inviato a Roma. Un appello lanciato anche in consiglio comunale martedì dal consigliere Ancisi della Lista per Ravenna. Tutte preghiere cadute nel vuoto.

Martedì il grosso braccio meccanico della gru ha iniziato a demolire anche la seconda torre della quale, tra pochi giorni, non resterà più traccia. Al loro posto, ha spiegato Eni, che pochi mesi fa ha venduto l’area all’Autorità Portuale, nascerà un parco per il fotovoltaico.




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ROMAGNA: Bignami, "Regione E-R faccia pulizia alvei fiumi"

"Avevo assunto l’impegno di fare il punto con l’Amministratore Delegato di RFI Gianpiero Strisciuglio sulla situazione del Ponte ferroviario che attraversa Sant’Agata sul Santerno e su cui si concentra la preoccupazione della popolazione. L’AD ha assunto l’impegno, entro il mese di settembre, di concludere l’iter di realizzazione del progetto definitivo per la revisione dell’assetto ferroviario dell’attraversamento. Tuttavia i tecnici sottolineano come anche un rifacimento dell'infrastruttura che non sia accompagnata da opere di manutenzione e pulizia puntuali e periodiche su tutto il tronco fluviale rischi di vanificare qualsiasi intervento infrastrutturale che, tra l’altro, presenta costi assai ingenti quantificabili nell’ordine di alcune decine di milioni di euro. Si corre dunque il rischio più che concreto di trovarci nel giro di poco tempo in una situazione analoga a quella esistente. È pertanto necessario che da parte della Regione (Emilia-Romagna, ndr) ci sia un impegno sulla pulizia dei corsi d'acqua e di tutto il reticolo idrografico, con particolare riguardo alle situazioni di maggiore delicatezza quali quelle di Santerno. Diversamente si buttano via i soldi degli italiani e non si mette in sicurezza nulla". Così il viceministro alle infrastrutture e trasporti Galeazzo Bignami. 'Quindi è necessario che in parallelo alla redazione del definitivo, la Regione presenti un piano e una programmazione sistematica di pulizia degli alvei e di tutti i manufatti che presentano interferenze con il normale decorso dei flussi idrici. Confidiamo quindi che la Regione lo faccia subito visto che, a un anno dall'alluvione non ha ancora portato a compimento questa operazione e che i cittadini ci diano forza in questa richiesta"