20 MAGGIO 2024

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20 MAGGIO 2024 - 15:11


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EMILIA-ROMAGNA: Erosione costiera, allarme dei geologi, “cambiare modello turistico” | VIDEO

Un anno fa l’alluvione in Romagna che, tra i suoi effetti, ha accentuato l’erosione costiera. Un fenomeno su cui l’ordine regionale dei geologi lancia l’allarme chiedendo alla politica di occuparsene.

 

Sono sempre più frequenti le inondazioni marine dovute a mareggiate, e lo saranno sempre di più a causa del riscaldamento globale che provoca l’innalzamento marino di 1,5 mm all’anno, con punte di 3 negli ultimi anni. A questo si associa la subsidenza di 1-2 cm l’anno. E così la spiaggia scompare.

“Attualmente il 57% del litorale è protetto da opere di difesa, particolarmente concentrate in provincia di Rimini e Forlì-Cesena – spiega Paride Antolini, presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia–Romagna -, e sempre più frequentemente si devono affrontare e gestire criticità dovute alle mareggiate che tendono a provocare inondazioni marine su un territorio piatto, quasi a livello del mare se non al disotto. In uno scenario di cambiamento climatico in cui si registra un innalzamento medio del livello del mare di circa 1,5 mm all’anno con punte di oltre 3 mm negli ultimi anni, associato ad una subsidenza di 1-2 cm all’anno, è chiaro che le criticità a cui andremo incontro sono estremamente serie. I tratti di litorale in erosione risultano, dai dati del 2018, essere il 18% con una situazione che però è in miglioramento”.

Un fenomeno, quello dell’erosione costiera, che in Emilia-Romagna riguarda il 18% del litorale e che senza il ripascimento riguarderebbe il 30% della costa.

“In Emilia-Romagna esiste un territorio posto tra la pianura alluvionale e il mare formato da circa 130 km di spiaggia quasi continua, un territorio ampiamente costruito ma che ancora riserva tratti naturali di elevata valenza ecologica – prosegue il geologo -. Negli ultimi 10.000 anni si è assistito, a scala delle centinaia di anni, ad una alternanza tra periodi con clima freddo a fasi più miti con ripercussioni nella posizione della linea di costa, tanto è vero che 5.000 anni fa, all’alba delle grandi civiltà, la spiaggia era spostata 30 Km nell’entroterra. L’attuale l’erosione, l’ingressione marina e innalzamento del livello del mare, è direttamente collegata alla variazione climatica in atto, così come lo è stata la progradazione del delta del Po dalla metà del XIV secolo alla metà del XIX secolo per oltre 25 km a causa di un maggior apporto solido in un periodo climatico più freddo”.

Entro il 2100 gli scienziati prevedono un innalzamento del mare di 50-70 cm e un abbassamento del suolo sotto il suo livello per un territorio di 12 mila metri quadrati. I bambini di oggi, insomma, rischiano di vedere una Riviera romagnola sommersa.

“L’erosione costiera, l’inondazione marina, la subsidenza, la salinizzazione degli acquiferi e il rischio sismico sono temi che su cui bisogna investire risorse per il loro studio ma anche incominciare a progettare il futuro dell’economia costiera romagnola. In 70 anni, nell’arco di una generazione – ha concluso Antolini - siamo passati dal costruire alberghi in riva al mare all’esigenza di come gestire il costruito, come conciliare questa economia turistica a fronte di cambiamenti che ci costringeranno a delle scelte che forse ancora neppure immaginiamo”.




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