16 AGOSTO 2024

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16 AGOSTO 2024 - 11:02


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ROMAGNA: Ferragosto, grandi feste in riviera ma presenze sottotono | VIDEO

E’ stato come sempre un Ferragosto di grande festa in tutta la Romagna, con eventi che si sono succeduti in tutto il territorio da mattina a sera per il capodanno dell’estate. Tanta gente anche in spiaggia, anche se quest’anno non c’è stato il tutto esaurito.

Sono stati i fuochi d’artificio del Candiano, a Ravenna, a chiudere simbolicamente il Ferragosto in Romagna. Come ogni anno centinaia di persone si sono riversate lungo il canale tra Marina di Ravenna e Porto Corsini per lo spettacolo pirotecnico del capodanno dell’estate. Non solo a Ravenna, lungo tutta la riviera romagnola sono stati tanti gli appuntamenti e le occasioni per festeggiare.

Quello appena concluso non sarà però ricordato come il Ferragosto dei record. Le presenze turistiche sulle spiagge continuano ad essere sottotono, seguendo un trend che va avanti da inizio estate. Del resto lo si sapeva, gli operatori balneari, così come gli albergatori, già da giugno lamentano una diminuzione delle presenze dovuta principalmente a tre fattori: da un lato c’è il calo di turisti stranieri, che quest’anno non sembrano guardare alla Romagna come meta privilegiata, dall’altro c’è l’inflazione, con l’aumento dei prezzi che pesa sulle tasche degli italiani. Infine la mucillaggine, con le immagini del mare sporcato dalle alghe che non sono esattamente il migliore sport per la riviera. Ciononostante le spiagge sono state comunque affollate dalle tante persone sdraiate nei lettini, o in passeggiata sul bagnasciuga.

Tante presenze anche in collina, con la gente in fuga dal caos delle spiagge e in cerca di refrigerio tra i boschi dell’Appennino e nelle pozze dei fiumi. Tra gli appuntamenti più seguito, il Palio de lo Daino di Mondaino, la rievocazione storica giunta quest’anno alla sua 35esima edizione, che ha aperto i battenti proprio a ferragosto e che proseguirà fino a domenica  




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RAVENNA: De Pascale, "piena vicinanza ai medici del Reparto di Malattie Infettive dell'ospedale"

"Tutta la comunità medica dell'Emilia-Romagna è profondamente scossa dall'indagine aperta dalla Procura di Ravenna, nei confronti di sei medici del reparto di Malattie Infettive dell'Ospedale di Ravenna. Per quasi nove anni sono stato sindaco della città, compresi gli anni del Covid, conosco uno per uno i reparti e i volti di quell'ospedale e so bene quali sentimenti stanno attraversando i professionisti e le professioniste del Santa Maria delle Croci. A ciascuno di loro va il mio abbraccio e la vicinanza piena della Regione Emilia-Romagna". Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, sulla vicenda che vede coinvolti alcuni dirigenti medici del reparto di Malattie infettive di Ravenna, dopo una perquisizione.  "In tutta la mia esperienza politica ho sempre avuto assoluto rispetto per l'autonomia delle Procure e preteso altrettanto rispetto per la presunzione di innocenza degli indagati e degli imputati - prosegue il presidente - In questo momento, l'unica cosa certa è che ci sono sei medici, innocenti fino a prova contraria, accusati di aver falsificato delle diagnosi e, senza nemmeno una richiesta di rinvio a giudizio, già attaccati pubblicamente da una delle massime autorità del Paese". Il riferimento è alle dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini. "I professionisti e le professioniste che lavorano nel Servizio sanitario regionale dell'Emilia-Romagna devono sapere che, anche davanti a legittime attività di indagine, la loro Regione e la loro comunità hanno fiducia in loro fino a che non venga provato il contrario", aggiunge de Pascale. "Detto questo, uscendo dal loro caso specifico, dalla loro presunzione di innocenza, e dal carattere personale di qualsiasi eventuale responsabilità penale - sottolinea de Pascale - il problema per paradosso è ancora più complesso, perché in linea generale, oggi la normativa italiana e le direttive ministeriali, peraltro in larga parte non modificate da questo Governo, scaricano sui medici delle Ausl italiane una responsabilità enorme, quella di stabilire o meno l'idoneità all'invio al Cpr per malattie infettive o psichiatriche, peraltro in assenza di linee guida sanitarie chiare e condivise a livello nazionale".