12 SETTEMBRE 2024

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12 SETTEMBRE 2024 - 13:13


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EMILIA-ROMAGNA: Donini, “Cau strada giusta, -7% di accessi nei pronto soccorso” | VIDEO

Accessi ai pronto soccorso dell'Emilia-Romagna diminuiti del 7% grazie ai Cau, i centri di assistenza urgenza voluti dalla Regione per fornire cure ai cittadini con necessità a bassa intensità clinica: a confermalo è l'assessore alla sanità, Raffaele Donini, il quale si dice soddisfatto sull'andamento della riforma

 

“Mentre in tutta Italia i pronto soccorso stanno aumentando a dismisura i loro accessi, in Emilia-Romagna fino a luglio di quest'anno, rispetto all'anno scorso, registriamo una diminuzione del 7%. La situazione non è omogenea su tutto il territorio, il progetto è ancora sperimentale e non tutti i Cau sono in attività in linea da sette mesi, alcuni sono stati attivati di recente, però la strada è giusta, perchè il cittadino ha un riferimento per l'urgenza, bassa criticità, in cui può essere visitato senza appuntamento, h24, 365 giorni all'anno”. Quasi 400mila accessi, con l'86% dei pazienti che riceve cure direttamente in struttura, tempi medi d'attesa inferiori ai 90 minuti e ricadute significative sui pronto soccorso, che vedono calare anche del 20% i codici bianchi e del 10% quelli verdi. Sono alcuni dei dati, che confrontando i primi sette mesi del 2023 con quelli dell'anno in corso, consentono all'assessore regionale Raffaele Donini di parlare di un quadro incoraggiante riguardo i nuovi Cau, i centri di assistenza urgenza pazienti con problemi di salute urgenti ma non gravi, premiati anche da un questionario, sottoposto ad oltre 6.200 cittadini dallo scorso gennaio, che nel 90% dei casi hanno espresso un altissimo livello di soddisfazione per le cure ricevute. Donini, quasi al giro di boa della riforma, visto che siamo attualmente a 42 Cau attivi su 88 previsti in totale, definisce flessibile il sistema, assicurando di riconoscersi nelle parole del candidato del centrosinistra per la guida della Regione, Michele De Pascale, il quale ha promesso migliorie alla rete Cau, garantisce: “Pronti ad aggiustamenti laddove necessario, ad esempio ricercando le stesse performance dappertutto e facendo attenzione alle doppie file Cau-Ps. Si può sempre migliorare”. Quanto alle critiche del sindacato dei medici di medicina generale, l'assessore è netto: “Nessuno li vuole sostituire, dev'esserci una riorganizzazione della sanità territoriale, come peraltro impone il DM 77, credo che questo debba avvenire attraverso la concordia e la assunzione comune di responsabilità nei confronti del cittadino”.

 




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MILANO: Uno Bianca, interrogati i Savi, Roberto non risponde ma Fabio parla

Enigmatico e sibillino davanti alle telecamere di 'Belve Crime', ma silenzioso con i magistrati bolognesi che sono andati ad interrogarlo nel carcere milanese di Bollate. Roberto Savi, uno dei capi della Banda della Uno Bianca, conferma la sua natura misteriosa, e avvalendosi della facoltà di non rispondere lascia cadere nel vuoto le dichiarazioni rilasciate nello studio di Francesca Fagnani, dove tra le altre cose aveva detto che alcune azioni criminali erano state 'imbeccate' dai Servizi e che il vero obiettivo della rapina all'armeria bolognese di via Volturno non erano le armi, ma uccidere l'ex carabiniere Pietro Capolungo. Il fratello Fabio, assistito dall'avvocata Emanuela Sabbi, risponde invece ad alcune domande dei pm, così come aveva fatto a Quarto Grado, seppur in trasmissione non aveva aggiunto nulla di nuovo alla storia già scritta del gruppo criminale, che tra il 1987 e il 1994 fece 23 morti e oltre cento feriti. Non c'è stata nessuna protezione della banda, nessun livello superiore, né una strategia del terrore, la sintesi della sua intervista televisiva, dove aveva ridimensionato le parole di Roberto in una sorta di duello a distanza sul piccolo schermo. Le dichiarazioni di Fabio ai pm sono secretate, ma da quello che si è potuto capire non avrebbero aggiunto informazioni particolarmente utili. A trent'anni dalle sentenze della Cassazione che hanno reso definitive le loro condanne, c'era attesa per gli interrogatori dei due fratelli - sentiti nella posizione di imputati in procedimento connesso - in particolare per quello di Roberto, 'il corto', assistito dall'avvocata Donatella Degirolamo, che avrebbe potuto spiegare meglio al capo della Procura di Bologna, Paolo Guido, e alla procuratrice aggiunta, Lucia Russo, le sue 'nuove verità', in particolare le ipotetiche coperture del gruppo. Niente di tutto questo però, visto che l'incontro con i pm è durato pochi minuti: il tempo di dichiarare la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere. "E' vergognoso che uno vada in tv per lanciare messaggi biascicati senza alcuna sostanza o prova possibile e quando vanno i magistrati a sentirlo non dica nulla. Questo conferma la totale inattendibilità del criminale", ha commentato Alberto Capolungo, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime. "E' ancora più grave che due assassini che hanno partecipato a tutti gli eventi diano versioni così contrastanti. Questo dimostra - ha aggiunto - che non possiamo assolutamente fidarci delle loro parole, illazioni o dei loro silenzi". Mentre il 'corto' e il 'lungo' si sono presi la scena, tra rivelazioni tutte da verificare, attacchi reciproci e messaggi lanciati via etere, proseguono le indagini della Procura di Bologna che sentirà anche tutti gli altri componenti della Banda ed è in attesa delle analisi del Ris su alcuni importanti reperti e identikit dell'epoca che potrebbero dare una svolta alle nuove indagini. I familiari delle vittime, che proprio oggi si sono riuniti nell'assemblea annuale dell'associazione, rilanciano, chiedendo di dare impulso a "nuove e più incisive attività investigative" e di investire "maggiori risorse umane, economiche e tecnologiche" per gli accertamenti.