6 SETTEMBRE 2024

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6 SETTEMBRE 2024 - 10:44


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BOLOGNA: Al via la mostra “Dall’amore nessuno fugge” su il reinserimento dei detenuti | VIDEO

Nella sola provincia di Rimini ci sono oltre 50 persone che stanno scontando la loro pena in una “casa” della Comunità Papa Giovanni XXIII. Un modo per “recuperare” la persona che già presenta un primo risultato: il tasso di ricaduta nel reato è molto basso, il 12% rispetto al 70% di chi resta nelle carceri tradizionali. Un modello alternativo che la Comunità Papa Giovanni XXIII ha “importato” negli anni ’90 dal Brasile dove dal 1972 sono attive le “carceri senza sbarre” create dall’Associazione per la Protezione Assistenza Condannati (Apac). Al connubio tra queste due esperienze è dedicata la mostra “Dall’amore nessuno fugge. L’esperienza Apac dal Brasile all’Emilia-Romagna” presentata oggi a Bologna in conferenza stampa e inaugurata nella sede dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna alla presenza di Emma Petitti, presidente dell’Assemblea legislativa, Giorgio Pieri, responsabile del progetto Comunità educanti per carcerati (Cec) che fa capo alla Comunità Papa Giovanni XXIII, Roberto Cavalieri, garante regionale dei detenuti della Regione Emilia-Romagna. Presenti all’inaugurazione della mostra anche  la consigliera regionale Valentina Castaldini  e Claudia Giudici, garante regionale dei minori della Regione Emilia-Romagna. Testimonial d’eccezione l’attore Paolo Cevoli. 

“Il sovraffollamento carcerario è una delle emergenza di questo Paese. L’esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII è fondamentale per il territorio di Rimini e a dirlo sono i numeri: in Italia ci sono 280 persone ospitate in queste forme di comunità per detenuti, di cui 50 a Rimini. Il lavoro della Regione, grazie soprattutto al Garante dei detenuti, ha puntato a investire proprio sulla persona. Ricordo quello che diceva Don Oreste Benzi: ‘L’uomo non è il suo errore‘. Per questo la reintegrazione del detenuto nella società serve a dare un senso alla pena detentiva”, spiega la presidente Emma Petitti, per la quale “occorre favorire percorsi, anche attraverso la presa di coscienza degli errori fatti, che consentano a questi uomini e a queste donne di riprendersi la propria vita”.

“Questa è una mostra vivente perché racconta della vita di donne e uomini che si sono reinseriti o si stanno reinserendo nella società. La vera mostra è la loro vita. Chi lavora nelle carceri è un eroe, ma il sistema carcerario non funziona: sulle porte delle carceri bisognerebbe mettere un cartello con scritto “Chiuso per fallimento“. Le Comunità educanti con i carcerati (Cec) – evidenzia il coordinatore della Comunità Giovanni XXIII, Giorgio Pieri – sono luoghi di espiazione della pena alternativi al carcere che offrono percorsi educativi personalizzati da svolgere in un circuito comunitario protetto, garantendo sicurezza ai cittadini, rispetto alle vittime, riscatto al reo. L’auspicio è che, anche grazie a questa mostra, possano essere maggiormente conosciute e avere riconoscimento istituzionale e amministrativo, dato che oggi lo Stato non finanzia queste comunità. L’Emilia-Romagna conta nel suo territorio quattro sedi Cec e la Regione, riconoscendone la validità, potrebbe promuoverne il modello. Le Cec in Italia sono una decina e sopravvivono con l’aiuto di volontari e persone che vi si dedicano. Rappresentano, però, un segno di speranza: costituire una rete di comunità sul territorio nazionale per oltre 10mila persone. Ricordiamoci di cosa ci ha detto Papa Francesco: ‘Non c’è santo senza passato e peccatore senza futuro‘”.




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