12 NOVEMBRE 2025

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12 NOVEMBRE 2025 - 14:22


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FERRARA: Sedicente imam offende donne in tv, polemica a Portomaggiore

È bufera a Portomaggiore, in provincia di Ferrara, dopo un servizio andato in onda lunedì sera su Rete 4 nel programma Quarta Repubblica intitolato "La provincia italiana sempre più islamica". Nel servizio, con interviste a cittadini italiani e della comunità pachistana, da un cittadino pachistano indicato come imam sono arrivate offese nei confronti delle donne "libere". Il caso, riportato oggi dalla stampa locale, Resto del Carlino e Nuova Ferrara, ha sollevato una bufera social e ha spinto il sindaco e il presidente della comunità pachistana di Portomaggiore a intervenire sulla vicenda. Il primo cittadino, Dario Bernardi, in un video su Facebook ha sottolineato che aveva ben chiaro che l'integrazione fosse "una sfida complicata" quando è diventato sindaco, ma "prende le distanze" da un "tipo di giornalismo", che "nega la realtà, più vicino alla propaganda e con affermazioni false, da querela, ma non ho tempo o denaro da perdere", dice. "Condanno fermamente le disgustose parole di quel sedicente imam", aggiunge, sottolineando che il "dialogo" con la comunità "è necessario su tutti i temi" di competenza dell'amministrazione. Intervistato dalla Nuova Ferrara, Muhammad Arshad, il presidente della comunità pachistana di Portomaggiore precisa che colui che viene indicato come imam nel servizio non lo è affatto, "non è rappresentante della comunità pachistana né dal punto di vista civile né tanto meno dal punto di vista religioso. Basterebbe questo per chiudere, di fatto, il caso". "È semplicemente un cittadino pachistano presente sul nostro territorio, non ha funzioni particolari e non è portavoce della comunità". 




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ITALIA: Legge di Bilancio, taglio alle TV e radio locali, a rischio pluralismo e occupazione

Le Associazioni Confindustria Radio Televisioni – TV Locali, AERANTI-CORALLO e ALPI esprimono fortissima  preoccupazione e netta contrarietà per l’emendamento governativo alla Legge di Bilancio depositato nella  notte, che taglia di 20 milioni di euro all’anno per il triennio 2026-2028 le risorse destinate all’emittenza  radiofonica e televisiva locale. La relazione tecnica chiarisce che l’incremento complessivo del Fondo per il pluralismo è ottenuto a vantaggio  esclusivo del comparto della carta stampata, mentre le emittenti locali subiscono un taglio strutturale, in un  momento già segnato da forti difficoltà economiche e da una concorrenza impari con grandi operatori nazionali  e piattaforme globali. Ancora più grave è la previsione che consente al Presidente del Consiglio dei ministri di rimodulare il riparto del  Fondo con decreto, escludendo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, titolare delle competenze sul settore radiotelevisivo locale. Una scelta che introduce instabilità, incertezza e marginalizzazione istituzionale del comparto. “In qualità di membro del consiglio nazionale di Aeranti e di direttore della emittente, devo lanciare un grido di allarme perché  siamo di fronte a una decisione che mette seriamente a rischio la sopravvivenza di centinaia di imprese, migliaia di posti di lavoro e il pluralismo dell’informazione nei territori. È un atto in totale contraddizione con quanto affermato dal Ministro Adolfo Urso il 29 luglio 2025, quando aveva garantito la continuità delle risorse per le emittenti locali anche nella prossima Legge di Bilancio”, dichiara il direttore di Teleromagna, Gianluca Padovani Le Associazioni chiedono l’immediata modifica dell’emendamento, il ripristino delle risorse tagliate e il rispetto  del ruolo del MIMIT, evidenziando che, in assenza di correttivi urgenti entro la scadenza fissata per oggi alle ore  18, le conseguenze per il sistema dell’informazione locale saranno irreversibili