14 NOVEMBRE 2025

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14 NOVEMBRE 2025 - 16:50


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BOLOGNA: Gaza, Monti, “Ancora bombe, è una tregua guerreggiata” | VIDEO

A Bologna, a margine della presentazione della seconda parte della campagna di raccolti fondi a sostegno di Emergency “Non uno di più”, Giorgio Monti, medico bolognese tornato da Gaza ha raccontato la realtà di questo territorio tra tende, macerie e migliaia di invalidi. 

Resta difficile la situazione a Gaza per la mancanza di cibo, acqua, medicinali e con i bombardamenti ancora presenti nonostante la tregua. A raccontarlo Giorgio Monti, medico dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna e coordinatore della clinica Emergency a Gaza, tornato da poco in città e pronto a ripartire. 500 le persone visitate ogni giorno, con oltre 4mila bambini che hanno subito l’amputazione di almeno un arto a causa del conflitto.Una testimonianza a margine della presentazione della campagna di raccolta fondi “Non uno di più”. 800 le donazioni già effettuate (online tramite il sito di Emergency, del Sant’Orsola e dell’Ausl di Bologna) e oltre 41mila euro raccolti: l’obiettivo è quello di arrivare a 100mila euro.

Quella a Gaza “non è una pace. È una tregua, peraltro guerreggiata. Le bombe si sentono ancora e la situazione è la stessa di mesi fa: drammatica”. A testimoniarlo è Giorgio Monti, Coordinatore medico clinica di Emergency a Gaza e medico del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, in città per qualche giorno prima di tornare alla sua missione umanitaria. “La situazione a Gaza è sostanzialmente la stessa di mesi fa- spiega, incontrando la stampa oggi in Sala Borsa- abbiamo meno bombe nella zona umanitaria, che non significa assenza di bombe. E la situazione sul campo è la stessa: non ci sono ospedali, non c’è cibo, l’acqua è un bene prezioso. Nella nostra clinica, dove abbiamo ancora farmaci, non abbiamo garze e le stiamo tagliando in quattro per farle durare di più per le medicazioni. Quindi la situazione è ancora assolutamente drammatica".

 

 




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MILANO: Uno Bianca, interrogati i Savi, Roberto non risponde ma Fabio parla | VIDEO

Enigmatico e sibillino davanti alle telecamere di 'Belve Crime', ma silenzioso con i magistrati bolognesi che sono andati ad interrogarlo nel carcere milanese di Bollate. Roberto Savi, uno dei capi della Banda della Uno Bianca, conferma la sua natura misteriosa, e avvalendosi della facoltà di non rispondere lascia cadere nel vuoto le dichiarazioni rilasciate nello studio di Francesca Fagnani, dove tra le altre cose aveva detto che alcune azioni criminali erano state 'imbeccate' dai Servizi e che il vero obiettivo della rapina all'armeria bolognese di via Volturno non erano le armi, ma uccidere l'ex carabiniere Pietro Capolungo. Il fratello Fabio, assistito dall'avvocata Emanuela Sabbi, risponde invece ad alcune domande dei pm, così come aveva fatto a Quarto Grado, seppur in trasmissione non aveva aggiunto nulla di nuovo alla storia già scritta del gruppo criminale, che tra il 1987 e il 1994 fece 23 morti e oltre cento feriti. Non c'è stata nessuna protezione della banda, nessun livello superiore, né una strategia del terrore, la sintesi della sua intervista televisiva, dove aveva ridimensionato le parole di Roberto in una sorta di duello a distanza sul piccolo schermo. Le dichiarazioni di Fabio ai pm sono secretate, ma da quello che si è potuto capire non avrebbero aggiunto informazioni particolarmente utili. A trent'anni dalle sentenze della Cassazione che hanno reso definitive le loro condanne, c'era attesa per gli interrogatori dei due fratelli - sentiti nella posizione di imputati in procedimento connesso - in particolare per quello di Roberto, 'il corto', assistito dall'avvocata Donatella Degirolamo, che avrebbe potuto spiegare meglio al capo della Procura di Bologna, Paolo Guido, e alla procuratrice aggiunta, Lucia Russo, le sue 'nuove verità', in particolare le ipotetiche coperture del gruppo. Niente di tutto questo però, visto che l'incontro con i pm è durato pochi minuti: il tempo di dichiarare la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere. "E' vergognoso che uno vada in tv per lanciare messaggi biascicati senza alcuna sostanza o prova possibile e quando vanno i magistrati a sentirlo non dica nulla. Questo conferma la totale inattendibilità del criminale", ha commentato Alberto Capolungo, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime. "E' ancora più grave che due assassini che hanno partecipato a tutti gli eventi diano versioni così contrastanti. Questo dimostra - ha aggiunto - che non possiamo assolutamente fidarci delle loro parole, illazioni o dei loro silenzi". Mentre il 'corto' e il 'lungo' si sono presi la scena, tra rivelazioni tutte da verificare, attacchi reciproci e messaggi lanciati via etere, proseguono le indagini della Procura di Bologna che sentirà anche tutti gli altri componenti della Banda ed è in attesa delle analisi del Ris su alcuni importanti reperti e identikit dell'epoca che potrebbero dare una svolta alle nuove indagini. I familiari delle vittime, che proprio oggi si sono riuniti nell'assemblea annuale dell'associazione, rilanciano, chiedendo di dare impulso a "nuove e più incisive attività investigative" e di investire "maggiori risorse umane, economiche e tecnologiche" per gli accertamenti.