12 DICEMBRE 2025

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12 DICEMBRE 2025 - 18:32


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ITALIA: Legge di Bilancio, taglio alle TV e radio locali, a rischio pluralismo e occupazione

Le Associazioni Confindustria Radio Televisioni – TV Locali, AERANTI-CORALLO e ALPI esprimono fortissima  preoccupazione e netta contrarietà per l’emendamento governativo alla Legge di Bilancio depositato nella  notte, che taglia di 20 milioni di euro all’anno per il triennio 2026-2028 le risorse destinate all’emittenza  radiofonica e televisiva locale. La relazione tecnica chiarisce che l’incremento complessivo del Fondo per il pluralismo è ottenuto a vantaggio  esclusivo del comparto della carta stampata, mentre le emittenti locali subiscono un taglio strutturale, in un  momento già segnato da forti difficoltà economiche e da una concorrenza impari con grandi operatori nazionali  e piattaforme globali. Ancora più grave è la previsione che consente al Presidente del Consiglio dei ministri di rimodulare il riparto del  Fondo con decreto, escludendo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, titolare delle competenze sul settore radiotelevisivo locale. Una scelta che introduce instabilità, incertezza e marginalizzazione istituzionale del comparto.

“In qualità di membro del consiglio nazionale di Aeranti e di direttore della emittente, devo lanciare un grido di allarme perché  siamo di fronte a una decisione che mette seriamente a rischio la sopravvivenza di centinaia di imprese, migliaia di posti di lavoro e il pluralismo dell’informazione nei territori. È un atto in totale contraddizione con quanto affermato dal Ministro Adolfo Urso il 29 luglio 2025, quando aveva garantito la continuità delle risorse per le emittenti locali anche nella prossima Legge di Bilancio”, dichiara il direttore di Teleromagna, Gianluca Padovani

Le Associazioni chiedono l’immediata modifica dell’emendamento, il ripristino delle risorse tagliate e il rispetto  del ruolo del MIMIT, evidenziando che, in assenza di correttivi urgenti entro la scadenza fissata per oggi alle ore  18, le conseguenze per il sistema dell’informazione locale saranno irreversibili




ALTRE NOTIZIE DI ATTUALITÀ

EMILIA-ROMAGNA: Allarme criminalità, 7 province nei primi 20 posti

L’Emilia-Romagna resta tra le regioni italiane con il maggior numero di reati denunciati rispetto alla popolazione residente. Nel 2025, secondo l’Indice della criminalità del Sole 24 Ore, le denunce registrate in regione sono state 206.826, con un aumento dello 0,33 per cento rispetto all’anno precedente. Un andamento in controtendenza rispetto al dato nazionale, che segna invece una diminuzione dell’1,8 per cento, dopo quattro anni consecutivi di crescita. A richiamare l’attenzione è soprattutto la classifica delle province. Sette territori emiliano-romagnoli su nove si trovano nelle prime venti posizioni nazionali per numero di delitti denunciati ogni centomila abitanti. In testa alla graduatoria regionale c’è Bologna, che occupa il quarto posto in Italia. Seguono Rimini, sesta, Parma al quattordicesimo posto, Ferrara al quindicesimo, Ravenna al sedicesimo, Reggio Emilia al diciottesimo e Modena al ventesimo. Più in basso si trovano Forlì-Cesena, al trentaseiesimo posto, e Piacenza, al trentottesimo. Bologna si conferma una delle province con la più alta incidenza di denunce in Italia. Nel corso del 2025 sono stati registrati 62.058 delitti, pari a circa 6.059 ogni centomila abitanti. Rispetto al 2024 il dato è sostanzialmente stabile, con una diminuzione dello 0,3 per cento. La provincia si colloca alle spalle di Milano, Firenze e Roma. Rimini occupa invece il sesto posto nazionale, con 18.347 denunce e un indice di circa 5.377 delitti ogni centomila abitanti. In questo caso il dato più significativo è la diminuzione del 10,7 per cento rispetto all’anno precedente, una delle più marcate a livello nazionale. Nonostante il calo, la provincia resta nella fascia alta della classifica. A incidere sulla lettura dei dati possono essere anche la presenza turistica, gli eventi e i flussi di persone che frequentano la costa durante tutto l’anno, ma soprattutto nei periodi di maggiore affluenza. Dopo Bologna e Rimini, l’attenzione si sposta su Parma, Ferrara e Ravenna, che occupano rispettivamente il quattordicesimo, il quindicesimo e il sedicesimo posto. Anche Reggio Emilia, al diciottesimo, e Modena, al ventesimo, rientrano tra le province italiane con il maggior numero di denunce in rapporto alla popolazione. Reggio Emilia registra inoltre un aumento del 7 per cento rispetto al 2024, mentre per Modena emerge un dato particolare relativo ai minorenni tra le persone denunciate o arrestate. La loro quota raggiunge l’8,3 per cento del totale provinciale, seconda in Italia soltanto a quella di Sondrio, dove arriva al 9,7 per cento. Si tratta di un indicatore che richiede cautela: le segnalazioni delle forze dell’ordine non equivalgono a condanne definitive, ma offrono comunque un elemento utile per approfondire i fenomeni che interessano il territorio. Forlì-Cesena e Piacenza si collocano rispettivamente al trentaseiesimo e al trentottesimo posto. La loro posizione è più distante dalle prime venti, ma questo non significa che siano prive di problemi specifici. La graduatoria generale, infatti, mette insieme reati diversi e può nascondere situazioni molto differenti a seconda della provincia e della tipologia di illecito. Guardando alle singole categorie, Bologna presenta numeri rilevanti in diversi ambiti. La provincia è prima in Italia per le denunce di percosse, seconda per i delitti informatici, terza per le violenze sessuali e quarta per furti e rapine. Piacenza, invece, si colloca al quarto posto per gli omicidi stradali. Sono dati che mostrano come il fenomeno non possa essere letto soltanto attraverso la posizione occupata nella classifica generale. Per comprendere meglio le criticità locali è necessario distinguere tra reati contro la persona, furti, rapine, frodi informatiche e altre forme di criminalità, considerando anche le variazioni rispetto agli anni precedenti. Per l’Emilia-Romagna, tuttavia, il dato complessivo resta significativo, mentre in Italia le denunce diminuiscono, la regione registra un lieve aumento e vede sette delle sue nove province collocarsi tra le prime venti a livello nazionale.