EMILIA-ROMAGNA: Declassamento comuni montani, l'Appennino teme il taglio dei fondi
Una nuova normativa che introduce nuovi criteri per stabile in base al quale un comune può essere considerato montano, con 1200 comuni che rischiano di essere declassati, sta facendo discutere amministratori locali, Regioni e sindaci, in particolare in Emilia-Romagna. La legge nazionale sulla montagna, così come è stata impostata, punta a ridefinire in modo più rigido e uniforme i parametri che danno accesso allo status di “comune montano”, basandosi soprattutto su dati tecnici come altitudine media e pendenza del territorio.
Secondo le prime stime, l’impatto sul territorio emiliano-romagnolo sarebbe molto pesante. Nell’Appennino regionale, oltre il 40 per cento dei comuni oggi riconosciuti come montani rischierebbe di perdere questa classificazione. Un dato che ha acceso forti preoccupazioni perché il riconoscimento di comune montano non è solo formale, ma permette di accedere a risorse economiche, agevolazioni fiscali, fondi per i servizi essenziali e politiche di sostegno pensate per territori fragili e spesso colpiti dallo spopolamento.
L’assessore regionale Davide Baruffi ha definito la proposta “irricevibile”, sottolineando come i nuovi criteri penalizzino soprattutto l’Appennino, dove le quote altimetriche sono generalmente più basse rispetto alle Alpi, ma le difficoltà economiche, sociali e infrastrutturali restano elevate. Il rischio, secondo la Regione, è quello di tagliare fuori proprio quei comuni che avrebbero più bisogno di supporto, indebolendo ulteriormente aree già segnate da carenza di servizi, difficoltà di collegamento e invecchiamento della popolazione.
Molti sindaci emiliano-romagnoli condividono queste preoccupazioni e parlano di una norma che non tiene conto della realtà dei territori. Nei comuni dell’Appennino, infatti, la montagna non è solo una questione di metri sul livello del mare, ma riguarda condizioni di vita, accessibilità, rischio idrogeologico e costi più alti per garantire servizi fondamentali come scuole, trasporti e sanità. Perdere lo status di comune montano significherebbe avere meno strumenti per affrontare questi problemi.
Un altro punto critico riguarda il confronto tra Alpi e Appennino. Secondo molte amministrazioni locali, la legge rischia di creare una sorta di “montagna di serie A e di serie B”, favorendo le aree alpine e penalizzando quelle appenniniche, come accade in Emilia-Romagna. Da qui la richiesta di rivedere i criteri, introducendo parametri più ampi che tengano conto non solo dell’altitudine, ma anche degli aspetti socio-economici e territoriali.
La Regione Emilia-Romagna ha chiesto al Governo di aprire un confronto per modificare la normativa prima che entri pienamente in vigore, evitando un declassamento che potrebbe avere conseguenze pesanti sul futuro di molti comuni. Al centro della discussione resta una domanda fondamentale: come sostenere davvero la montagna e le comunità che la abitano, senza ridurre tutto a numeri e soglie tecniche che rischiano di non raccontare la complessità dei territori.
ALTRE NOTIZIE DI ATTUALITÀ