28 APRILE 2025

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28 APRILE 2025 - 10:48


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PREDAPPIO: In 150 ricordano gli 80 anni dalla morte di Mussolini

In 150 nostalgici del fascismo hanno ricordato domenica a Predappio gli 80 anni dalla morte di Mussolini. Iniziativa che come al solito fa molto discutere.

 

Sono stati circa 150 i partecipanti alla consueta giornata che come ogni anno commemora la morte del dittatore Benito Mussolini avvenuta il 28 aprile 1945. All’iniziativa di domenica a Predappio, città natale del duce, di cui custodisce le spoglie mortali, hanno partecipato nostalgici, alcuni dei quali con camicia nera e labari dei reduci dei combattenti della repubblica sociale e degli arditi d'Italia. Presenti anche le nipoti di Vittorio Mussolini, primogenito del duce, Orsola e Vittoria.

Non si sono segnalati problemi di ordine pubblico. La manifestazione era sorvegliata da polizia, carabinieri e polizia locale, oltre che dal servizio d'ordine organizzato da 'Continuità ideale'.

All'ingresso del cimitero, come in altre occasioni, ha preso la parola Orsola che ha ringraziato i presenti sostenendo una propria versione storica in base alla quale la repubblica sociale si sia limitata a difendere la patria. Dopo le letture delle preghiere del legionario, dell'ardito e dell'ausiliaria c’è stata la visita alla cripta del dittatore fascista. Per tre volte è stato fatto il rito del ‘presente’, due per Mussolini e uno per i caduti della repubblica sociale. Gli organizzatori hanno chiesto ai partecipanti di non fare il saluto romano che in altre occasioni aveva dato vita a procedimenti legali, oltre che a grandi polemiche, anche se quest’ultime non sono mancate nemmeno questa volta.




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RAVENNA: De Pascale, "piena vicinanza ai medici del Reparto di Malattie Infettive dell'ospedale"

"Tutta la comunità medica dell'Emilia-Romagna è profondamente scossa dall'indagine aperta dalla Procura di Ravenna, nei confronti di sei medici del reparto di Malattie Infettive dell'Ospedale di Ravenna. Per quasi nove anni sono stato sindaco della città, compresi gli anni del Covid, conosco uno per uno i reparti e i volti di quell'ospedale e so bene quali sentimenti stanno attraversando i professionisti e le professioniste del Santa Maria delle Croci. A ciascuno di loro va il mio abbraccio e la vicinanza piena della Regione Emilia-Romagna". Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, sulla vicenda che vede coinvolti alcuni dirigenti medici del reparto di Malattie infettive di Ravenna, dopo una perquisizione.  "In tutta la mia esperienza politica ho sempre avuto assoluto rispetto per l'autonomia delle Procure e preteso altrettanto rispetto per la presunzione di innocenza degli indagati e degli imputati - prosegue il presidente - In questo momento, l'unica cosa certa è che ci sono sei medici, innocenti fino a prova contraria, accusati di aver falsificato delle diagnosi e, senza nemmeno una richiesta di rinvio a giudizio, già attaccati pubblicamente da una delle massime autorità del Paese". Il riferimento è alle dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini. "I professionisti e le professioniste che lavorano nel Servizio sanitario regionale dell'Emilia-Romagna devono sapere che, anche davanti a legittime attività di indagine, la loro Regione e la loro comunità hanno fiducia in loro fino a che non venga provato il contrario", aggiunge de Pascale. "Detto questo, uscendo dal loro caso specifico, dalla loro presunzione di innocenza, e dal carattere personale di qualsiasi eventuale responsabilità penale - sottolinea de Pascale - il problema per paradosso è ancora più complesso, perché in linea generale, oggi la normativa italiana e le direttive ministeriali, peraltro in larga parte non modificate da questo Governo, scaricano sui medici delle Ausl italiane una responsabilità enorme, quella di stabilire o meno l'idoneità all'invio al Cpr per malattie infettive o psichiatriche, peraltro in assenza di linee guida sanitarie chiare e condivise a livello nazionale".