13 MAGGIO 2025

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13 MAGGIO 2025 - 18:04


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FORLI’: Capitale italiana della cultura, Brunelli a capo del comitato scientifico

Nel consiglio comunale convocato in sessione straordinaria per parlare del percorso di candidatura della città di Forlì a Capitale Italiana della Cultura 2028, il Sindaco, Gian Luca Zattini, è intervenuto per fare il punto sulle tappe fin qui condivise con la città di Cesena.

“Siamo partiti all’inizio dell’anno con una volontà che abbiamo rappresentato al Ministro Giuli. Dopo il primo riscontro positivo, abbiamo iniziato un proficuo percorso di collaborazione con la città di Cesena, rafforzatosi con il protocollo d’intesa dell’11 aprile scorso, con il quale le due amministrazioni si impegnano in maniera paritetica in questa sfida, fermo restando che il Comune di Forlì, per legge e non per sua volontà, sarà l’unico a sottoscrivere e inoltrare il dossier al Ministero della Cultura. Abbiamo quindi delineato le strutture tecniche a supporto della candidatura; c’è un comitato promotore, di cui fa parte anche la Regione Emilia Romagna, proprio perché vogliamo avere attorno a questo progetto la condivisione territoriale più ampia possibile. Poi c’è il comitato scientifico, di altissimo livello, a cui è riservato il compito importante di individuare quel filo conduttore che abbraccia tutta la Provincia attorno al tema della cultura, intesa nel suo significato più ampio. Per il comitato scientifico, posso annunciare con grande orgoglio e soddisfazione che abbiamo proposto e condiviso come Presidente il nome del Prof. Gianfranco Brunelli, Vicepresidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e Direttore delle Grandi Mostre. Accanto al comitato scientifico, inoltre, abbiamo già individuato un team di grandi professionisti con una storia comprovata nell’ambito di percorsi partecipativi, per mettere a terra quel dossier che deve avere un profilo romagnolo. Nel corso di queste interlocuzioni tecniche è emerso che le ricadute in termini economici e sociali saranno enormi, anche dal punto di vista dell’attrattività turistica.”

“L’ho detto e lo ribadisco” - ha concluso Zattini - “uno degli assi portanti della candidatura è la partecipazione, che deve essere il più ampia possibile, con un coinvolgimento diffuso di tutti gli attori del territorio forlivese e cesenate, ma non solo. Pertanto, nei prossimi giorni convocheremo gli altri ventotto sindaci della provincia per un incontro pubblico, in cui discutere di un’idea forte e fortemente inclusiva, nonché sostenibile, che costruiremo, è bene sottolinearlo, con il supporto economico di grandi e piccoli player, per non pesare sulle casse comunali e rafforzare in questo modo il peso specifico dell’intera candidatura.”




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MILANO: Uno Bianca, interrogati i Savi, Roberto non risponde ma Fabio parla

Enigmatico e sibillino davanti alle telecamere di 'Belve Crime', ma silenzioso con i magistrati bolognesi che sono andati ad interrogarlo nel carcere milanese di Bollate. Roberto Savi, uno dei capi della Banda della Uno Bianca, conferma la sua natura misteriosa, e avvalendosi della facoltà di non rispondere lascia cadere nel vuoto le dichiarazioni rilasciate nello studio di Francesca Fagnani, dove tra le altre cose aveva detto che alcune azioni criminali erano state 'imbeccate' dai Servizi e che il vero obiettivo della rapina all'armeria bolognese di via Volturno non erano le armi, ma uccidere l'ex carabiniere Pietro Capolungo. Il fratello Fabio, assistito dall'avvocata Emanuela Sabbi, risponde invece ad alcune domande dei pm, così come aveva fatto a Quarto Grado, seppur in trasmissione non aveva aggiunto nulla di nuovo alla storia già scritta del gruppo criminale, che tra il 1987 e il 1994 fece 23 morti e oltre cento feriti. Non c'è stata nessuna protezione della banda, nessun livello superiore, né una strategia del terrore, la sintesi della sua intervista televisiva, dove aveva ridimensionato le parole di Roberto in una sorta di duello a distanza sul piccolo schermo. Le dichiarazioni di Fabio ai pm sono secretate, ma da quello che si è potuto capire non avrebbero aggiunto informazioni particolarmente utili. A trent'anni dalle sentenze della Cassazione che hanno reso definitive le loro condanne, c'era attesa per gli interrogatori dei due fratelli - sentiti nella posizione di imputati in procedimento connesso - in particolare per quello di Roberto, 'il corto', assistito dall'avvocata Donatella Degirolamo, che avrebbe potuto spiegare meglio al capo della Procura di Bologna, Paolo Guido, e alla procuratrice aggiunta, Lucia Russo, le sue 'nuove verità', in particolare le ipotetiche coperture del gruppo. Niente di tutto questo però, visto che l'incontro con i pm è durato pochi minuti: il tempo di dichiarare la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere. "E' vergognoso che uno vada in tv per lanciare messaggi biascicati senza alcuna sostanza o prova possibile e quando vanno i magistrati a sentirlo non dica nulla. Questo conferma la totale inattendibilità del criminale", ha commentato Alberto Capolungo, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime. "E' ancora più grave che due assassini che hanno partecipato a tutti gli eventi diano versioni così contrastanti. Questo dimostra - ha aggiunto - che non possiamo assolutamente fidarci delle loro parole, illazioni o dei loro silenzi". Mentre il 'corto' e il 'lungo' si sono presi la scena, tra rivelazioni tutte da verificare, attacchi reciproci e messaggi lanciati via etere, proseguono le indagini della Procura di Bologna che sentirà anche tutti gli altri componenti della Banda ed è in attesa delle analisi del Ris su alcuni importanti reperti e identikit dell'epoca che potrebbero dare una svolta alle nuove indagini. I familiari delle vittime, che proprio oggi si sono riuniti nell'assemblea annuale dell'associazione, rilanciano, chiedendo di dare impulso a "nuove e più incisive attività investigative" e di investire "maggiori risorse umane, economiche e tecnologiche" per gli accertamenti.