BOLOGNA: Stop a norma su affitti brevi, Confabitare pronta alla class action | VIDEO
Dopo una sentenza del Consiglio di Stato, che ha annullato una norma del Comune di Bologna legata agli affitti brevi, l’associazione Confabitare si è attivata per tutelare i proprietari e chiedere i danni all’amministrazione comunale.
“Violazione delle garanzie di partecipazione previste dalla legge regionale e la non possibilità ai soggetti interessati di poter intervenire”. Sono queste le motivazioni che hanno portato il Consiglio di Stato ad annullare la normativa del Comune di Bologna, in materia di locazioni brevi, dedicata alla nuova categoria urbanistica B3 e al limite minimo dei 50 metri quadrati nel centro storico. Si tratta di un vizio procedurale ritenuto decisivo dal Consiglio di Stato. Una situazione che riporta tutto alle regole precedenti ma che ha creato, secondo Confabitare, diversi danni economici ai proprietari tra spese amministrative, il non avviamento dell’attività per regole poco chiare e un mancato incasso, con la stessa associazione pronta ad avviare una class action contro il Comune.
“Questa sentenza certifica un problema grave che denunciamo da tempo - commenta Alberto Zanni, presidente nazionale di Confabitare -. Il Comune ha costruito un racconto pubblico fondato sulla partecipazione e sul coinvolgimento, ma quando si è trattato di assumere decisioni concrete ha bypassato il confronto con i proprietari e le scelte adottate si sono rivelate sbagliate. Minimizza quanto accaduto, ma i giudici hanno annullato l’intero impianto regolatorio e hanno accertato la violazione delle garanzie di partecipazione previste dalla legge regionale". “Ci sono proprietari che hanno rispettato regole poi dichiarate illegittime, hanno avviato pratiche per la B3 e hanno speso migliaia di euro tra diritti comunali e parcelle professionali - aggiunge Zanni -. Altri scoraggiati da regole poco chiare, non hanno avviato l’attività di locazione breve e hanno subito un mancato incasso. In entrambi i casi il danno è concreto, ed è stato prodotto da decisioni sbagliate del Comune”.
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