EMILIA-ROMAGNA: Fotovoltaico, legge regionale per definire le aree idonee | VIDEO
Sono ripresi in regione i lavori della commissione ambiente per una legge regionale degli impianti fotovoltaici. Bisogna innanzitutto identificare le aree idonee.
Raggiungere 6,3 GW di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2030. È questo l’obiettivo che si è data la Regione Emilia-Romagna. Su questo tema si è riunita la Commissione Ambiente e Territorio, per fare il punto sulla stesura di una legge regionale volta a individuare le aree idonee all’installazione di impianti fotovoltaici.
Attualmente l’energia rinnovabile prodotta in Emilia-Romagna ammonta a 3,9 GW, anche se una parte di questa quota fa riferimento a progetti non ancora realizzati. A rallentare ulteriormente lo sviluppo è l’assenza di una normativa chiara e definitiva che consenta di avviare nuove installazioni.
«È importante – spiega il presidente della Commissione, Paolo Burani – perché dobbiamo assolutamente garantire la tutela ambientale e dell’agricoltura, ma allo stesso tempo raggiungere gli obiettivi della transizione energetica che l’Europa ci indica. Non si tratta solo dei 6,3 gigawatt: deve essere un percorso che ci accompagni nel futuro, una vera transizione energetica, perché abbiamo bisogno di arrivare alla decarbonizzazione della regione».
I lavori della Commissione sono ripresi dopo l’approvazione della norma nazionale che, insieme alla definizione delle cosiddette aree idonee, introduce il principio di “interesse pubblico prevalente”. Alle Regioni viene riconosciuta la facoltà di individuare ulteriori aree idonee rispetto a quelle previste a livello nazionale. Tutte le altre zone, escluse le aree sottoposte a vincoli di tutela, rientrano nelle cosiddette “aree ordinarie”, dove l’installazione non è vietata, ma sarà valutata caso per caso.
Una prospettiva che solleva forti preoccupazioni. «Di fatto – conclude Marco Mastacchi di Rete Civica – questa impostazione rischia di vanificare le limitazioni che potremo introdurre a livello regionale. È preoccupante perché c’è ancora molto margine di intervento su tetti, capannoni e parcheggi. Queste norme, invece, fanno presumere un forte interesse, soprattutto da parte delle aziende più speculative, a intervenire sulle aree agricole, e per noi questo sarebbe devastante».
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