RAVENNA: Medici indagati, flash mob in ospedale, “La cura non è reato” | VIDEO
Manifestazione a Ravenna contro le perquisizioni avvenute ai danni dei medici del reparto Malattie Infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci. 6 di loro sono accusati di aver fornito certificati medici incompleti per evitare il rimpatrio dei migranti.
“La cura non è un reato.”
Lo afferma il codice deontologico dei medici e lo ripetono le centinaia di persone che si sono radunate davanti all’ingresso dell’ospedale di Ravenna per esprimere solidarietà al personale del reparto di Malattie infettive, finito al centro di un’indagine della Procura di Ravenna che ipotizza il reato di falso ideologico continuato in concorso.
Sei membri del reparto sono sospettati di aver prodotto certificati medici ritenuti non veritieri, allo scopo di evitare il rimpatrio di alcuni migranti. Secondo l’accusa, i documenti avrebbero attestato condizioni di salute incompatibili con il trasferimento nei Paesi di origine.
Il blitz delle forze dell’ordine è avvenuto all’alba di giovedì: perquisizioni non solo all’interno dell’ospedale, ma anche nelle abitazioni dei medici coinvolti. Un’operazione che ha suscitato forte preoccupazione e indignazione, sia nel mondo sanitario sia tra associazioni, cittadini e operatori sociali.
A protestare, sulla scalinata dell’ospedale, numerosi colleghi. «L’opinione pubblica sono i nostri pazienti – spiega la cardiologa Federica Giannotti – quelli che curiamo ogni giorno, e spero che ci riconoscano per il nostro lavoro. È un argomento divisivo e strumentalizzato da alcuni politici».
Il caso è diventato anche politico, soprattutto dopo le dichiarazioni del governo, con i ministri Matteo Piantedosi e Matteo Salvini che hanno ipotizzato una sorta di complotto messo in atto dai medici per contrastare i rimpatri. L’opposizione ha presentato un’interrogazione parlamentare in merito.
«Due aspetti sono fondamentali – spiega la deputata del Partito Democratico Ouidad Bakkali –: il rispetto delle indagini e della serenità di un luogo che è, prima di tutto, uno spazio di benessere e di cura; e, dall’altra parte, il lavoro che dovrebbe fare il governo. Non esistono linee guida chiare, quindi i medici seguono la loro deontologia, le competenze e la propria professionalità. Ma per questo governo non basta, perché tutto diventa terreno di propaganda».
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