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10 MARZO 2026 - 10:43


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EMILIA-ROMAGNA: Truffa alla Regione, i vertici di Eon Reality a processo il 28 ottobre | VIDEO

Finisce a processo la contrapposizione tra il gruppo californiano Eon Reality e la Regione Emilia-Romagna, con al centro un finanziamento pubblico da circa 6,3 milioni di euro ottenuto nel 2017 nell’ambito di un bando per l’attrattività delle imprese innovative e successivamente revocato dalla giunta regionale. Il gup Claudio Paris ha rinviato a giudizio tre persone: due figure ai vertici dell’azienda e un commercialista. La prima udienza del processo è stata fissata per il 28 ottobre. È stata invece stralciata dall’udienza preliminare la posizione di un quarto imputato, attualmente irreperibile. Le accuse contestate a vario titolo sono associazione a delinquere, truffa aggravata, malversazione di erogazioni pubbliche, reati fallimentari e tentata estorsione. Al centro dell’indagine c’è il contributo concesso a Eon Reality Inc. per un progetto di sviluppo tecnologico in Emilia-Romagna. Il piano prevedeva la realizzazione di un centro digitale interattivo dedicato alle tecnologie immersive nel territorio bolognese. L’investimento complessivo annunciato era di circa 24 milioni e 350 mila euro. Di questa cifra, 6,3 milioni provenivano da fondi regionali. Il piano industriale prevedeva inoltre la creazione di 160 posti di lavoro a tempo indeterminato entro il 2022 nella sede di Casalecchio di Reno dove operava la società partecipata Eon Reality Italia srl. Il progetto, tuttavia, non è mai stato realizzato. La società italiana è stata successivamente portata al fallimento. Nel processo si sono costituiti parte civile la Regione Emilia-Romagna, la curatela fallimentare e una persona inizialmente indagata e poi archiviata, indicata come vittima della tentata estorsione.




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RAVENNA: Armi in transito dal porto, la Dogana dovrà fornire i dati

Il Consiglio di Stato ha confermato che l’Agenzia delle Dogane di Ravenna dovrà rendere disponibili i dati sulla quantità di materiale bellico transitato dal porto nel 2025. I giudici hanno respinto il ricorso dell’amministrazione, confermando la decisione del Tar dell’Emilia-Romagna, che aveva accolto in parte la richiesta di accesso agli atti presentata dalla giornalista Linda Maggiori e dall’avvocato ravennate Andrea Maestri. All’inizio del 2026 Maggiori aveva chiesto di conoscere i quantitativi di armi, componenti e materiale bellico partiti dal porto, con una suddivisione per quadrimestre e per tipologia di operazione, tra esportazioni e transiti. La richiesta comprendeva anche, se disponibili, informazioni sulla provenienza e sulla destinazione dei carichi. Le Dogane avevano negato l’accesso, sostenendo che la diffusione delle informazioni avrebbe potuto danneggiare la sicurezza pubblica, la politica estera e gli interessi commerciali delle aziende coinvolte. Il Tar aveva però giudicato insufficienti queste motivazioni, osservando che i soli dati numerici relativi a un periodo già concluso non rappresentavano un rischio concreto per gli interessi indicati. Il Consiglio di Stato ha condiviso questa valutazione, sottolineando che la pubblicazione di informazioni quantitative riferite al passato permette di garantire la trasparenza senza compromettere gli altri interessi in gioco. I giudici hanno inoltre ricordato che altre autorità, tra cui le Dogane di Livorno, avevano già fornito dati analoghi. La decisione è stata accolta con soddisfazione da Alleanza Verdi e Sinistra, Rifondazione Comunista e dal gruppo dei Verdi/Ale al Parlamento europeo. «Oggi facciamo la storia della trasparenza», ha commentato Maestri.