11 MARZO 2026

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11 MARZO 2026 - 09:16


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EMILIA-ROMAGNA: Sanità, patto Regione-sindacati per tutela servizio pubblico | VIDEO

La regione Emilia Romagna e i segretari regionali delle tre sigle sindacali hanno firmato un patto per la difesa della sanità pubblica regionale: al centro la tutela di pazienti e lavoratori, il miglioramento dei servizi e la creazione di un confronto continuo su tutte le scelte per il futuro.

Valorizzazione dei professionisti, medicina di territorio e sostenibilità economica: sono i punti dell’Agenda sanità, il patto firmato tra la regione Emilia Romagna e i sindacati Cgil, Cisl e Uil per difendere il servizio regionale pubblico e condividere tutte le scelte strategiche per il futuro.Tra i punti principali la valorizzazione delle competenze, assunzioni mirate e migliori condizioni contrattuali per fronteggiare la crisi occupazionale, la valutazione degli investimenti sotto l’aspetto organizzativo, tecnologico e clinico, la digitalizzazione dei sistemi e il rafforzamento della medicina territoriale con le Case di Comunità.

"La sanità pubblica è il pilastro fondante dell'Emilia-Romagna: noi vogliamo difenderla e rafforzarla e per farlo serve l'aiuto di tutte e tutti- sottolinea de Pascale-. Oggi sigliamo un patto per un equo finanziamento, nel segno della giustizia sociale e dell'appropriatezza. Abbiamo fortemente voluto condividere questo documento con i sindacati, frutto di un anno di confronto e di lavoro insieme, perché senza il loro contributo non possiamo vincere questa battaglia: di fronte alla necessità di scelte importanti e complesse, non più rinviabili, serve un metodo partecipato, basato su un lavorocostante di discussione con i rappresentanti dei professionisti sanitari, così come con gli enti locali, le comunità e il terzo settore. È la cifra di questa Regione- prosegue il presidente-, alla quale non vogliamo rinunciare, convinti che la scelta di lavorare insieme sia uno dei segreti che ha permesso all'Emilia-Romagna di raggiungere i risultati che può vantare".

"Di fronte al progressivo sottofinanziamento del servizio sanitario pubblico, l'Emilia-Romagna risponde mettendo in campo una strategia di scelte forti sia dal punto di vista organizzativo, sia da quello sanitario- spiega Fabi-: vogliamo investire in una medicina che sia sempre più di territorio e domiciliare, che punti sulla tecnologia per migliorare il rapporto con i pazienti e metta in campo nuove forme e strutture al passo con i tempi. Abbiamo bisogno, però, anche di un maggiore protagonismo delle donne e degli uomini della nostra sanità- aggiunge l'assessore-: in Emilia-Romagna medici, infermieri e operatori sanitari hanno una professionalità che va sempre di più valorizzata e l'intesa nasce proprio dalla consapevolezza di voler puntare su questo patrimonio di competenze che rappresenta la miglior ricchezza che abbiamo a disposizione".

"L'invecchiamento della popolazione e l'aumento delle forme di malessere sociale ci pongono di fronte a un profondo mutamento delle politiche in ambito sociosanitario- rimarca Conti-. Con la firma di oggi poniamo le basi per un confronto insieme ai sindacati che nei prossimi mesi porterà a un importante aggiornamento delle politiche regionali, a partire dall'aggiornamento del sistema di remunerazione dei servizi sociosanitari e successivamente a nuove modalità di accreditamento. Ne abbiamo bisogno- conclude l'assessora-, perché bisogni nuovi necessitano di misure nuove, più efficaci e al passo con i tempi, che sappiano valorizzare ancora di più l'indispensabile contributo delle realtà del Terzo settore e consolidano il rapporto tra sociale e sanitario in modo sempre più virtuoso".

"Il protocollo di relazioni sindacali e l'Agenda sanità, letti insieme, declinano un metodo partecipativo e democratico di governo della sanità regionale che vede i sindacati confederali coinvolti in tutte le scelte più importanti dentro un'idea di sanità pubblica e universalistica, che parte dalla soddisfazione dei bisogni di cura e in base a quelli calibra gli investimenti- sottolinea Bussandri-. Al centro c'è la persona e la valorizzazione dei lavoratori del sistema in termini di formazione, carriera e salario. Questo metodo e questi contenuti vanno in netta controtendenza rispetto alle politiche del governo nazionale su salute e sanità e mirano al rafforzamento del sistema pubblico. In questa Regione, con queste tre intese- conclude il segretario della Cgil-, abbiamo messo le basi per difendere e rilanciare il modello emiliano-romagnolo nella sua essenza più profonda di garanzia dei diritti universali alla cura, alla salute e all'assistenza".

"Firmiamo oggi delle intese che recuperano un metodo, che avevamo chiesto già in occasione della manovra fiscale dell'anno scorso- spiega Pieri-. Un confronto incentrato sui temi della sanità e del sociosanitario e della loro necessaria integrazione per dare risposte adeguate ai bisogni dei cittadini.
Programmare e organizzare la sanità ospedaliera e territoriale, garantendo accesso alle cure in modo adeguato e uniforme in tutta la regione, gestendo anche l'annoso problema delle liste d'attesa, deve essere un obiettivo da realizzare senza rinvii. Perché non è solo un tema di risorse-aggiunge il segretario regionale Cisl-, ma di garantire servizi di qualità. Una qualità che deve tradursi anche in qualità dell'organizzazione e qualità del lavoro, dove aumentare i parametri di personale in servizio nelle Cra, ad esempio, significa dare una prima risposta nella giusta direzione. E' quindi fondamentale per la tenuta dell'intero sistema sanitario e socio sanitario puntare inoltre sulla valorizzazione del personale, che ha bisogno di risposte concrete e segnali tangibili immediati".

"Questi accordi sono un passo importante, perché dopo tanto tempo si cerca di costruire una visione unica per la sanita regionale da Piacenza a Rimini- rimarca Borghetti, affrontando le sfide dell'innovazione e nel contempo di una gestione delle risorse che sappia tenere insieme le esigenze degli utenti, valorizzando il ruolo fondamentale del personale dipendente sanitario e integrando la sanità ospedaliera con la sanità di territorio. Sottolineiamo come elemento positivo il metodo della partecipazione alla riorganizzazione, che riconosce il valore di un vero confronto con Cgil, Cisl e Uil in tutto il territorio regionale. Nel quadro Nazionale molto critico sulla sanità- aggiunge il segretario regionale della Uil- e di fronte ad un sottofinanziamento nazionale che rimane un tema aperto sul quale la Uil è impegnata, è bene che la Regione provi a tenere la barra al centro ribadendo il ruolo del pubblico e cercando di mettere al centro i bisogni di Cittadini e Personale rispetto a modelli organizzativi astratti".




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EMILIA-ROMAGNA: Aeroporti, in Assemblea si discute del progetto di legge

Al via in Assemblea legislativa la discussione sul progetto di legge della giunta regionale su aeroporti e mobilità che è stato illustrato dai relatori di maggioranza, Andrea Massari (Pd), e di minoranza, Francesco Sassone (FdI). L’obiettivo è mettere gli aeroporti in rete per far crescere l’attrattività dell’Emilia-Romagna, con una maggiore connessione tra trasporto aereo e quello ferroviario e fluviale per ridurre l’inquinamento e velocizzare i collegamenti. Per Massari “questo è un progetto di legge che da un lato fa crescere i piccoli aeroporti e dall’altro, insieme a Bologna, permette di creare un piano complessivo regionale. Che questo sia un bel progetto di legge lo dimostra come gli operatori economici del settore lo hanno accolto: molti hanno già variato le proprie attività accogliendo le opportunità offerte da queste norme”. Massari ha anche sottolineato l'importanza dell'intermodalità nei trasporti, potenziando quello su ferro. Diversa la posizione di Sassone che ricorda: “Manca completamente una visione complessiva, non ci viene detto come, quando e dove verranno fatti gli investimenti e perché l’applicazione della legge viene rinviata ad atti amministrativi di cui ora non siamo informati”. Sassone ha ricordato come il numero dei voli su Bologna non cali e di come sia necessario affrontare il tema degli aeroporti stagionali: ad esempio a Rimini ci possono essere molti più utenti in estate che nelle altre stagioni. In attesa del voto definitivo, il progetto di legge è oggetto del dibattito tra le forze politiche che è stato aperto dagli interventi di Pietro Vignali (Forza Italia) e Giancarlo Tagliaferri (FdI).   Per Vignali “la cabina di regia è uno sforzo, se pur tardivo, di riconoscere i nostri aeroporti, ma non basta. Le risorse messe a disposizione annualmente, 4 milioni di euro, sono irrisorie se si considera che la metà dovrà essere destinata alla copertura dei mancati introiti della council tax. Non è possibile a queste condizioni avere un sistema attrattivo. Non si può ignorare la saturazione dello scalo di Bologna: il progetto di legge non affronta i limiti di sviluppo e rischia di alimentare concorrenza tra scali. Serve la partecipazione diretta delle società di gestione degli aeroporti, oltre alla modifica della legge urbanistica regionale per dare un futuro alla logistica”. Tagliaferri ha evidenziato “la mancanza di una visione complessiva col rischio di avere interventi che si sommano ma non si integrano. Abbiamo quattro scali con potenzialità diverse, il porto di Ravenna e una rete ferroviaria che dovrebbe essere un asse modale ma mettere insieme tutto ciò richiede una visione. Occorre collegare la rete aeroportuale con quella ferroviaria e se ciò non avviene in modo strutturato si rischia che il sistema si muova male. Mancano anche strategia e responsabilità nell’utilizzo delle risorse pubbliche che deve essere trasparente e verificabile per misurare la qualità dell’azione pubblica”. Cosa prevede la proposta di legge Il progetto di legge introduce una cornice organica di intervento sul settore e prevede uno stanziamento stabile di 4 milioni di euro all’anno, di cui 2 milioni per l’abolizione dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco (la cosiddetta council tax). La proposta della Giunta prevede, in particolare, di incrementare il flusso turistico degli aeroporti minori (ovvero quelli con un traffico inferiore a 700mila passeggeri all’anno). A tal fine viene data attuazione alle disposizioni della legge di Bilancio di previsione dello Stato per il 2026 che hanno stabilito la disapplicazione, a decorrere dal 1° gennaio 2026, della cosiddetta council tax negli aeroporti di Rimini, Forlì e Parma e di attivare interventi nel settore del trasporto delle merci in coerenza con gli obiettivi indicati dalla programmazione nazionale e regionale. Grazie a un emendamento nella legge di bilancio nazionale, la Regione ha infatti ottenuto la facoltà di eliminare l’imposta aeroportuale facendosi carico dei mancati introiti per i Comuni interessati.   Il progetto di legge avrà come punto di forza l’istituzione di una cabina di regia per avere una visione di sistema su scala regionale e garantire l’efficacia delle strategie di sviluppo infrastrutturale nei territori sede degli scali aeroportuali: Parma, Bologna, Forlì e Rimini. La cabina di regia sarà composta da Regione, Comuni sedi di aeroporti, Azienda di promozione turistica regionale, Unioncamere Emilia-Romagna, gestori aeroportuali, inoltre potrà essere integrata anche con la partecipazione dei rappresentanti di ministero dei Trasporti, Enac ed Enav (previo accordo con lo Stato), nonché con altri soggetti pubblici interessati. All’obiettivo di promuovere lo sviluppo degli aeroporti, si affianca quello di contribuire al miglioramento della qualità dell’aria e perseguire la crescita del trasporto ferroviario delle merci. A tal fine la Regione incentiverà l’avvio e la realizzazione di servizi di trasporto ferroviario intermodale, di trasporto fluviale e fluvio-marittimo e potrà concedere contributi nel limite massimo di 4milioni di euro per ciascuno degli esercizi finanziari 2026, 2027 e 2028, di cui 2 milioni per l’abolizione della council tax, istituendo appositi capitoli di bilancio.