CERVIA: Il genio artistico di Filippo Monti per le notti del “Woodpecker” | VIDEO
Non solo musica e divertimento al “Woodpecker” di Milano Marittima. Entrato nel novero dei night club di lusso fin dalla fine degli anni Sessanta, il locale sospeso sull’acqua nell’entroterra cervese è un vero esempio di avanguardia artistica “made in Romagna” grazie all’estro e alla competenza del suo autore: l’architetto faentino Filippo Monti.
“Partì come per gioco e dissi: facciamo un cerchio, facciamo affiorare l’acqua e ci mettiamo i coccodrilli”. Era il 1966 quando, l’architetto faentino Filippo Monti, pensò a questo strano accostamento per quella che diventerà una delle sue creazioni più avveniristiche. Sviluppata partendo da un modellino casalingo fatto con una stella di carta circondato da stagnola; sulla quale aveva posato un colino rovesciato. Così, in un mix di competenze tecniche accumulate negli anni accademici e un tocco di personale estro artistico, Monti, negli anni in cui da oltre Manica stava arrivando anche in Italia il mood della beat generation e da oltre Oceano piombava sul Belpaese l’influenza culturale rivoluzionaria del “Pop”, si inventa il progetto di un luogo che, nel giro di pochi anni, sarebbe diventato uno dei simboli della vita notturna della Riviera Romagnola: il “Woodpeker” di Milano Marittima. Un locale che, forte della sua grande impronta avanguardista, caratterizzata da una struttura che voleva rappresentare il punto di incontro tra cielo, terra e acqua, seppe fin da subito inserirsi nel panorama dei nightclub di lusso. Rivolto a una clientela d’élite, ha ospitato i più iconici divi del momento: dal “caschetto biondo” Caterina Caselli ai Giganti. Fino all’orchestra di Gino Paoli e tanti altri. Un guscio di 16 metri in vetroresina nervata per filtrare la luce avvolge la pista da ballo della discoteca immersa nel contesto naturale dell’entroterra cervese. Appoggiata su laghetti creati ad hoc per non dimenticare la stretta connessione col mare.
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