24 NOVEMBRE 2015

17:55

NOTIZIA DI CRONACA

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24 NOVEMBRE 2015 - 17:55


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EMILIA ROMAGNA: Controlli sulla pesca, 40mila Euro di sanzioni e 430Kg di sequestri

Proseguono costanti e serrate le attività di vigilanza della Guardia Costiera sull’intera filiera ittica attraverso controlli effettuati in mare ed a terra nell’ambito dell’intero territorio regionale nei confronti delle svariate attività di cattura e commercializzazione del pescato e di tutti gli operatori dell’indotto  dai motopescherecci in mare ai punti di vendita e ristorazione. Ciò corrisponde ad una preciso obbiettivo di tutela della legalità in questo settore, perseguito dalla Guardia Costiera come una delle maggiori priorità operative, volte a garantire il rispetto delle normative del settore anche a beneficio della tutela della salute del consumatore di prodotto ittico con controlli su etichettatura , tracciabilità e conservazione del prodotto. Gli accertamenti e gli sforzi si incrementano in un periodo in cui notoriamente verso la fine dell’anno cresce la domanda ed in generale  il consumo di prodotto ittico e parallelamente si intensificano le attività di controllo della Guardia Costiera che proseguiranno anche con maggiore intensità nel mese di dicembre. Questi i risultati conseguiti al termine della recente operazione di vigilanza regionale concentratasi nelle giornate dal 17 al 19 novembre effettuata a cura di tutte le Capitanerie di Porto della Emilia Romagna coordinate dalla Direzione Marittima di Ravenna. Spicca l’ammontare, in soli 3 giorni,  dei quantitativi sequestrati ( quasi mezza tonnellata) e delle sanzioni pecuniarie inflitte ( quasi 40.mila euro ). Nel dettaglio sono stati eseguiti 109 controlli, 12 le unità navali utilizzate con 112 militari impiegati. 32 le sanzioni amministrative per un importo totale di ben 37.127Euro. In totale sono stati 10 i sequestri amministrativi di prodotto ittico per un totale di 430,43 Kg.




ALTRE NOTIZIE DI CRONACA

RIMINI: Imprenditore denunciò figlia illegittima ed ex fiamma per estorsione, assolte

La figlia non riconosciuta di un facoltoso imprenditore brianzolo, era stata denunciata dal padre naturale insieme con la mamma per estorsione e tentata estorsione. Giovedì pomeriggio però entrambe le donne, difese dagli avvocati Piero Venturi, Matteo Miniutti e Mario Barberini, sono state assolte con formula piena dal giudice Andrea Falaschetti perché il fatto non sussiste. Le due, la mamma di 60 e la figlia di 39 anni residenti a Rimini, erano state denunciate per estorsione da un imprenditore di Monza patron di molti centri commerciali e oggi 85enne, perché da quando era nata la bimba, le richieste di soldi erano state avanzate per mantenere segreta la relazione. Secondo il capo di imputazione intatti l'imprenditore negli anni avrebbe versato oltre circa un milione di euro di cui 450 mila euro per l'acquisto di una villa. Nel frattempo però - come hanno dimostrato gli avvocati delle due imputate - fino al 2020, i contatti tra la figlia non riconosciuta e il padre vi erano stati, tanto che l'85enne aveva promesso di inserirla nel testamento. Non solo, l'imprenditore avrebbe anche continuato a frequentare la mamma della figlia illegittima. L'uomo, giunto al secondo matrimonio e con 4 figli legittimi, ad un certo punto aveva cambiato idea sulla paternità e aveva presentato denuncia. Mamma e figlia sono state assolte anche perché al termine di una causa civile davanti al Tribunale di Milano, il giudice ha riconosciuto la genitorialità nonostante l'uomo si fosse rifiutato di sottoporsi al test del Dna. L'imprenditore e la 60enne si erano conosciuti negli anni Ottanta a Campione d'Italia dove la donna lavorava