30 DICEMBRE 2015

13:02

NOTIZIA DI CRONACA

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30 DICEMBRE 2015 - 13:02


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BOLOGNA: Spese pazze, arriva una prima condanna

Un anno e dieci mesi in abbreviato per Liana Barbati, ex capogruppo Idv in regione Emilia-Romagna, ritenuta responsabile di peculato in relazione a due episodi di spesa. E' la prima condanna a carico di consiglieri regionali coinvolti nell'inchiesta sui rimborsi percepiti tra giugno 2010 e dicembre 2011. Barbati, cui venivano contestati circa 423 mila euro, è stata assolta dal Gup Gianluca Petragnani Gelosi dalla maggioranza delle imputazioni, mentre è stata condannata per un convegno che non sarebbe mai stato fatto e per un rimborso chilometrico. Assolto da tutto l'altro imputato, l'ex consigliere regionale Sandro Mandini, accusato di peculato per circa seimila euro. Per lui la formula è stata 'perché il fatto non sussiste' per quasi tutte le imputazioni, tranne che per un rimborso chilometrico per cui è stato assolto per la particolare tenuità del fatto. Il Pm Morena Plazzi aveva chiesto tre anni per Barbati e un anno e otto mesi per Mandini. La Regione era presente come parte offesa. 




ALTRE NOTIZIE DI CRONACA

RIMINI: Imprenditore denunciò figlia illegittima ed ex fiamma per estorsione, assolte

La figlia non riconosciuta di un facoltoso imprenditore brianzolo, era stata denunciata dal padre naturale insieme con la mamma per estorsione e tentata estorsione. Giovedì pomeriggio però entrambe le donne, difese dagli avvocati Piero Venturi, Matteo Miniutti e Mario Barberini, sono state assolte con formula piena dal giudice Andrea Falaschetti perché il fatto non sussiste. Le due, la mamma di 60 e la figlia di 39 anni residenti a Rimini, erano state denunciate per estorsione da un imprenditore di Monza patron di molti centri commerciali e oggi 85enne, perché da quando era nata la bimba, le richieste di soldi erano state avanzate per mantenere segreta la relazione. Secondo il capo di imputazione intatti l'imprenditore negli anni avrebbe versato oltre circa un milione di euro di cui 450 mila euro per l'acquisto di una villa. Nel frattempo però - come hanno dimostrato gli avvocati delle due imputate - fino al 2020, i contatti tra la figlia non riconosciuta e il padre vi erano stati, tanto che l'85enne aveva promesso di inserirla nel testamento. Non solo, l'imprenditore avrebbe anche continuato a frequentare la mamma della figlia illegittima. L'uomo, giunto al secondo matrimonio e con 4 figli legittimi, ad un certo punto aveva cambiato idea sulla paternità e aveva presentato denuncia. Mamma e figlia sono state assolte anche perché al termine di una causa civile davanti al Tribunale di Milano, il giudice ha riconosciuto la genitorialità nonostante l'uomo si fosse rifiutato di sottoporsi al test del Dna. L'imprenditore e la 60enne si erano conosciuti negli anni Ottanta a Campione d'Italia dove la donna lavorava