8 LUGLIO 2016

18:24

NOTIZIA DI CRONACA

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8 LUGLIO 2016 - 18:24


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FORLÌ: Carisp, chiusa l'inchiesta

La procura di Forlì ha chiuso l'inchiesta sulla Cassa di Risparmio di Cesena. Gli indagati sono 17, tra cui gli ex vertici: amministratori, sindaci e direttori generali in carica alla data del 13 aprile 2013. I reati ipotizzati nell'indagine sono false comunicazioni sociali, ostacolo all'esercizio delle funzioni dell'autorità di vigilanza e illecita ripartizione degli utili. Alla banca è contestata la responsabilità amministrativa. 

Sotto la lente è finito il bilancio del 2012 in cui, secondo l'accusa, si è evidenziata una situazione economica e patrimoniale non rispondente al vero. Le indagini, avviate nel 2014 in seguito ad una ispezione della Banca d'Italia, sono state coordinate dal procuratore Sergio Sottani e dal pm Francesca Rago e sono state condotte dal Nucleo speciale Polizia Valutaria in collaborazione con la GdF di Cesena. Secondo gli inquirenti, l'istituto non aveva proceduto a svalutare correttamente un'esposizione creditoria di oltre 40 milioni nei confronti del gruppo immobiliare Isoldi. Questo, sostiene la procura, ha comportato la mancata esposizione di una maggiore perdita per oltre 15 milioni di euro, consentendo agli organi di vertice di deliberare comunque la distribuzione di acconti sui dividendi per 1,9 milioni di euro, in riferimento ad utili che però non sarebbero stati successivamente conseguiti. In base alla ricostruzione degli inquirenti, l'omessa indicazione nel bilancio della perdita non ha consentito poi alla Banca d'Italia di svolgere correttamente le proprie funzioni di vigilanza. In altri termini, se Via Nazionale avesse avuto contezza della reale situazione della banca non avrebbe autorizzato, prima di tutto, la distribuzione di acconti sui dividendi. L'avviso di conclusione delle indagini è stato emesso nei confronti dei seguenti amministratori, sindaci e direttori generali della Cassa di Risparmio di Cesena, in carica alla data del 13 aprile 2013: Germano Lucchi (presidente Cda), Atos Billi e Tommaso Grassi (vice presidenti del Cda), Enrico Bocchini, Giovanni Maria Boldrini, Francesco Carugati, Pier Angelo Giannessi, Tino Montalti, Mario Riciputi, Paolo Fabbri, Bruno Santini, Giovanni Tampieri, (tutti consiglieri del Cda), Vincenzo Minzoni (presidente del collegio sindacale), Luigi Zacchini, Giuseppe Spada (membri del collegio sindacale), Adriano Gentili (direttore generale), Dino Collinucci (vice direttore generale).




ALTRE NOTIZIE DI CRONACA

RIMINI: La morte di Pantani, per la Procura non ci fu alcun pestaggio

Integrazione alla richiesta di archiviazione per l'ultima indagine sulla morte di Marco Pantani. Il pm di Rimini, Luca Bertuzzi, ha inoltrato al gip Raffaele Deflorio, una nota aggiuntiva alla richiesta già presentata nel febbraio del 2024, dopo una lunga analisi, la terza nel corso di questi 22 anni in cui si è indagato sul decesso del campione di ciclismo, ritrovato cadavere il 14 febbraio del 2004 in una stanza del residence "Le Rose". Per tre volte gli inquirenti riminesi sono giunti alla stessa conclusione, non fu omicidio. L'ultima indagine, quella del pm Bertuzzi, si è chiusa con un'archiviazione su cui si attende la fissazione d'udienza da parte del gip Deflorio. Nel frattempo a più ondate, l'avvocato Fiorenzo Alessi che rappresenta i genitori di Pantani, ha presentato alcuni nuovi elementi chiedendo alla Procura di indagare. L'ultimo in ordine di tempo di questi nuovi elementi su cui i familiari hanno chiesto di indagare riguarda le parole di un detenuto, nel carcere di Rimini riferite ad un agente penitenziario, secondo cui "Marco fu massacrato di botte per un credito di droga di circa 260mila euro". Per non lasciare dubbi, la Procura quindi ha incaricato i carabinieri di verificare quanto riportato. Nell'indagine durata dal febbraio al giugno di quest'anno, durante la quale sono stati sentiti sia il detenuto che l'agente, non sarebbero stati riscontrati elementi di prova per cui il pm ha integrato la richiesta di archiviazione.