29 MAGGIO 2024

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29 MAGGIO 2024 - 10:25


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BOLOGNA: Vigilessa uccisa, colpo in faccia sparato a 30 centimetri | VIDEO

Sarebbe stata colpita allo zigomo sinistro, vicino alla narice, con l’arma direzionata dal basso verso l’alto a una distanza di 30 centimetri. Questo il percorso del proiettile che ha attraversato il corpo della vigilessa e sparato da Giampiero Gualandi, 63 anni, ex comandante dei vigili urbani, nell’ufficio di lui al comando di polizia locale di Anzola Emilia, nel bolognese. Sono i primi risultati  dell’autopsia eseguita sul corpo di Sofia Stefani, la vigilessa di 33 anni uccisa il 16 maggio scorso dal collega con cui aveva avuto una relazione. E’ quanto si legge sul Resto del Carlino di Bologna. La testimonianza dell’indagato, che si trova carcere per omicidio volontario, racconta di un colpo partito per sbaglio, durante uno scontro con la donna. Lei l’avrebbe aggredito, perche non voleva accettare la fine della relazione, e in questo frangente avrebbe afferrato la pistola che lui aveva lasciato sulla scrivania dopo averla pulita. Secondo la difesa il risultato dell’autopsia, invece conferma questa versione. L’avvocato ha fatto, inoltre, ricorso al tribunale del Riesame chiedendo la revoca della misura per Gualandi, in subordine i domiciliari. I giudici decideranno entro 15 giorni. L’ex comandante stava cercando di troncare la relazione con la Stefani. La donna, stando ai tabulati, aveva iniziato a chiamarlo decine di volte al giorno, aveva poi contattato anche sua moglie. Secondo l’accusa, l’uomo, esasperato, l’avrebbe uccisa.




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RIMINI: La morte di Pantani, per la Procura non ci fu alcun pestaggio

Integrazione alla richiesta di archiviazione per l'ultima indagine sulla morte di Marco Pantani. Il pm di Rimini, Luca Bertuzzi, ha inoltrato al gip Raffaele Deflorio, una nota aggiuntiva alla richiesta già presentata nel febbraio del 2024, dopo una lunga analisi, la terza nel corso di questi 22 anni in cui si è indagato sul decesso del campione di ciclismo, ritrovato cadavere il 14 febbraio del 2004 in una stanza del residence "Le Rose". Per tre volte gli inquirenti riminesi sono giunti alla stessa conclusione, non fu omicidio. L'ultima indagine, quella del pm Bertuzzi, si è chiusa con un'archiviazione su cui si attende la fissazione d'udienza da parte del gip Deflorio. Nel frattempo a più ondate, l'avvocato Fiorenzo Alessi che rappresenta i genitori di Pantani, ha presentato alcuni nuovi elementi chiedendo alla Procura di indagare. L'ultimo in ordine di tempo di questi nuovi elementi su cui i familiari hanno chiesto di indagare riguarda le parole di un detenuto, nel carcere di Rimini riferite ad un agente penitenziario, secondo cui "Marco fu massacrato di botte per un credito di droga di circa 260mila euro". Per non lasciare dubbi, la Procura quindi ha incaricato i carabinieri di verificare quanto riportato. Nell'indagine durata dal febbraio al giugno di quest'anno, durante la quale sono stati sentiti sia il detenuto che l'agente, non sarebbero stati riscontrati elementi di prova per cui il pm ha integrato la richiesta di archiviazione.