15 DICEMBRE 2025

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NOTIZIA DI CRONACA

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15 DICEMBRE 2025 - 16:15


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RIMINI: Caso Pierina, la vittima si è difesa afferrando il coltello

"Pierina è stata sempre davanti al suo aggressore senza avere una via di uscita. Con le spalle al muro, ha tentato di afferrare il coltello che la stava colpendo 29 volte, ferendosi alla mano destra". Lo ha detto al processo in Corte di assise, la dottoressa Loredana Buscemi, incaricata dalla Procura di Rimini dell'autopsia di Pierina Paganelli, uccisa il 3 ottobre 2023, crimine per il quale è imputato Louis Dassilva.

La ricostruzione del delitto è stata fatta da Buscemi che intervenne in via del Ciclamino la mattina del 4 ottobre, dopo che la nuora Manuela Bianchi diede l'allarme. "La signora non è stata subito raggiunta dal colpo fatale al cuore o al polmone, quello che emerge dalle lesioni, la signora Pierina ha avuto una reazione di difesa. Ha preso con la mano destra la lama e si è schermata con la sinistra", ha detto Buscemi. Spalle al muro, Pierina non ha potuto tentare la fuga. "Ha avuto consapevolezza di quanto stesse accadendo. Un'azione omicidiaria durata circa 20 secondi e "il soggetto che l'ha aggredita voleva essere certo di uccidere". Una ricostruzione autoptica che Louis Dassilva seduto tra i difensori, gli avvocati Andrea Guidi e Riario Fabbri, ha ascoltato senza mostrare reazioni. Il corpo è stato rinvenuto con la testa su un trattore giocattolo, con i lembi della gonna tagliati e i genitali esposti.

La posizione sarebbe stata causata da uno scivolamento. Le difese hanno quindi chiesto se fosse stato rinvenuto un capello nella bocca del cadavere, come mostrato da una foto della polizia scientifica. Domanda alla quale Buscemi ha risposto negativamente. Insomma, il capello lungo e nero che si vedrebbe nella foto della scientifica non risulta campionato. Sarebbe stata ridimensionata l'ipotesi della Procura sull'altezza dell'ipotetico assassino di oltre un metro e ottanta calcolata sulla base della ferita al cranio riportata dalla vittima. A domanda della difesa, la dottoressa Buscemi ha ammesso come probabile l'ipotesi che la vittima durante l'aggressione si possa essere piegata verso il basso.




ALTRE NOTIZIE DI CRONACA

BOLOGNA: Trovato morto in casa, revocato il carcere per la moglie

E' impossibile "affermare ancora la necessaria gravità indiziaria" nei confronti di Lorenza Scarpante e quindi la misura cautelare va revocata. Così il Gip del Tribunale di Bologna, Claudio Paris, nell'ordinanza con la quale ieri ha revocato il carcere, dopo otto mesi, alla 56enne , accusata dell'omicidio del marito Giuseppe Marra, avvenuto a Bologna nella notte tra il 26 e il 27 maggio 2025.  Lo stesso pubblico ministero - del caso si sta occupando la procuratrice aggiunta, Morena Plazzi - ha dato parere favorevole alla sostituzione della misura, chiedendo il divieto di dimora a Bologna, ma il Gip ha deciso per revocare il carcere senza applicare alcuna misura, come chiesto in prima battuta dai legali di Scarpante, avvocati Chiara Rizzo e Guido Todaro, nell'istanza presentata due giorni fa al giudice.  Secondo l'iniziale ricostruzione dei carabinieri la donna, che insieme al marito gestiva un negozio in via Indipendenza, dopo avere consumato sostanze stupefacenti avrebbe colpito a morte il compagno: una delle ipotesi è che all'uomo, steso a terra forse colto da malore, la 56enne abbia fatto sbattere la testa contro alcuni spigoli dei muri, all'ingresso dell'appartamento. Ma a mutare il quadro, è stata la relazione tecnica di analisi sulla scena del crimine depositata dai consulenti della Procura, uno studio scientifico - denominato Bpa (Bloodstain pattern analysis) - delle macchie di sangue sulla scena del crimine per ricostruire la dinamica dell'evento. Per il Gip, tale consulenza effettivamente costituisce "elemento di novità di notevole rilevanza" in relazione alla ricostruzione del fatto, rendendo "incerto" il quadro indiziario e facendo sì che sia impossibile sostenere "la maggiore persuasività" della ricostruzione accusatoria, ovvero l'omicidio, rispetto alla versione proposta dalla difesa, secondo cui la morte di Giuseppe Marra sarebbe dovuta a una serie di cadute accidentali. (