17 MARZO 2025

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17 MARZO 2025 - 13:56


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BOLOGNA: Sicurezza nei pronto soccorso, arrivano i pulsanti anti-aggressione

Firmato in questura a Bologna il protocollo d’intesa per dotare i pronto soccorso della città di un nuovo sistema anti-aggressione a disposizione del personale sanitario: pulsanti rossi, installati anche in altre aree sensibili dei tre ospedali cittadini, collegati direttamente con la centrale operativa della polizia

Firmato in Questura a Bologna il protocollo d’intesa per dotare i pronto soccorso della città di un nuovo sistema anti-aggressione a disposizione del personale sanitario. Si tratta di pulsanti rossi che, una volta premuti, allerteranno guardie giurate e personale di polizia già presente nei tre ospedali bolognesi, oltre alla centrale operativa che in pochi secondi potrà garantire interventi coordinati, precisi e tempestivi. 18 i pulsanti al Maggiore, il primo a partire; 4 quelli al Rizzoli e 8 al S.Orsola, dove entreranno in funzione nel giro di un mese. “Non siamo all’emergenza ma chi lavora nei pronto soccorso e negli ospedali oggi non si sente sereno e se non è sereno è un problema di cui farsene carico” commenta il questore Antonio Sbordone. Attesi da quasi un anno, il tempo necessario per mettere a punto il sistema anche da un punto di vista tecnico, i nuovi sistemi verranno monitorati ed eventualmente perfezionati e saranno estesi anche nei pronto soccorso della provincia e in altre aree ospedaliere sensibili. Chiara Gibertoni, del policlinico Sant’Orsola, aggiunge: “In questo percorso che stiamo facendo per rafforzare la sicurezza dei nostri operatori esposti è un tassello fondamentale”. Dal Rizzoli, Andrea Rossi sottolinea che “c’è anche un effetto di deterrenza, in tutto questo”, mentre Anna Maria Petrini dell’Ausl conclude parlando di “un punto di partenza molto efficace per dire ancora una volta ai nostri operatori che le istituzioni lavorano per la loro tutela”.




ALTRE NOTIZIE DI CRONACA

CERVIA: Caso Musiani, i sospettati si accusano a vicenda

Il colpevole della morte di Nicola Musiani sarebbe un 16 enne. Questo è quello che viene sostenuto da due dei 4 fermati per la morte del 53 enne avvenuta il 22 luglio a Pinarella di Cervia. Secondo quanto dichiarato dai due, il 16 enne avrebbe colpito a morte Musiani, vantandosi di aver ucciso un tossico e che lo avrebbe anche rifatto se necessario. Sicuro della sua incolumità essendo minorenne, avrebbe minacciato i 4 ragazzi, tra i 19 e i 23 anni, di accusarli responsabili qualora venisse fermato dalle forze dell’ordine. Ciò è realtà, dato che la Procura di Ravenna non può investigare sul minore, lasciando la palla in mano alla procura dei Minorenni di Bologna. Tra i 4 in custodia cautelare, ha destato fin da subito sospetti il viaggio in Marocco di Ragme Oussama, avvenuto tra il 22 luglio e il 6 agosto. Il ragazzo sarebbe partito per il paese magrabino spinto dalla paura di un coinvolgimento una volta appresa la notizia della morte di Musiani. Lo stesso Oussama punta il dito contro il 16 enne così come Finn Long Conor, 19 enne residente di Meldola: per loro il vero e unico responsabile è il minore, di cui le generalità sono ancora ignote. Oltre a questa deposizione, la difesa si avvale anche di un altro dettaglio: il coltello usato da Musiani. Second Conor, Musiani sarebbe stato colpito da un membro del gruppo per disarmarlo. L’arma, di cui non c’è traccia, sarebbe stato raccolta da Oussama, ma  poco dopo se ne sarebbe disfatto. Infine, nelle ultime ore sarebbe emerso un terzo filmato, girato da una ragazza, che riprende l’inizio del pestaggio al 53 enne. Nell’attesa di far luce sulla vicenda, gli inquirenti stanno valutando tutte le prove ottenute, ricercando anche un quinto maggiorenne che sarebbe coinvolto.