21 MAGGIO 2025

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21 MAGGIO 2025 - 19:30


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RIMINI: Caso Pierina, Riesame, c'era pericolo di fuga di Dassilva | VIDEO

Il reato, nella forma provvisoria, contestato a Louis Dassilva, è punito con l'ergastolo e dalla difesa al momento non sono state presentate "elementi tali da far ritenere in concreto insussistenti le esigenze cautelari compreso il pericolo di fuga collegati ad altra famiglia di Africa. Dunque già per questo l'ordinanza applicativa merita conferma". Lo scrivono nelle motivazioni depositate ieri i giudici del Tribunale del riesame di Bologna a conferma della decisione di confermare la detenzione cautelare per Dassilva il senegalese di 35 anni in carcere per l'omicidio di Pierina Paganelli.

 "'In termini di effettività e concretezza - scrivono - si condividono le valutazioni dei primi giudici del Riesame in ordine al pericolo concreto di reiterazione delittuosa sulla base delle specifiche modalità del fatto, connotato da efferatezza, scelta del luogo dell'agguato che non dava praticamente scelta alla vittima, rapidità e capacità di esecuzione". Insomma le esigenze cautelari sussistono e Dassilva deve rimanere in carcere, lo ribadiscono i giudici del Riesame chiamati ad esprimersi per la seconda volta sull'ordinanza cautelare emessa dal gip Vinicio Cantarini sulla base delle indagini della squadra mobile di Rimini coordinata dal sostituto procuratore Daniele Paci.

Le motivazioni depositate ieri si riferiscono all'udienza del 17 aprile fissata davanti alla Tribunale di Bologna dopo il rinvio con annullamento, per mancanza di motivazioni, da parte della Cassazione. Domani invece si terrà una terza udienza in cui i legali di Dassilva impugneranno l'ordinanza Cantarini bis sulla base delle dichiarazioni della nuora, Manuela Bianchi che colloca Dassilva la mattina del ritrovamento del cadavere nel garage di via del Ciclamino. La Bianchi, indagata per favoreggiamento personale, difesa dall'avvocato Nunzia Barzan e dal consulente Davide Balzan, ha di fatto incastrato il senegalese con una serie di ammissioni particolareggiate e rilasciate in incidente probatorio.




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RAVENNA: Denunciati i responsabili della sassaiola avvenuta in Stazione FFSS

Si è conclusa con l’identificazione e la denuncia dei responsabili l’indagine dei Carabinieri della Compagnia di Ravenna relativa ai disordini avvenuti lo scorso 30 gennaio nella zona della stazione ferroviaria. L’episodio, che ha generato forte allarme sociale, ha visto protagonisti diversi cittadini stranieri coinvolti in una violenta rissa scoppiata verso l’ora di pranzo in via Carducci. Le numerose e concitate segnalazioni giunte al 112 da parte di residenti e passanti avevano descritto un fitto lancio di sassi, nello specifico sanpietrini divelti dal manto stradale. All'arrivo dei militari del Nucleo Operativo e Radiomobile, giunti in tempi rapidissimi, i partecipanti si erano già dileguati. Le indagini si sono quindi concentrate principalmente sull'analisi dei sistemi di videosorveglianza presenti in zona, nonché sugli esiti di un accurato sopralluogo effettuato sul posto finalizzato alla ricerca di indizi utili alla ricostruzione della dinamica dei fatti. In base a quanto ricostruito mediante l’attività investigativa la disputa, durata pochi minuti e particolarmente intensa, sarebbe scaturita da un conflitto presumibilmente legato all'attività di spaccio di stupefacenti, fenomeno purtroppo noto nell'area interessata. I Carabinieri, infatti, analizzando minuziosamente i filmati, hanno identificato tre soggetti, tutti di origine straniera e senza fissa dimora, individuandoli quali partecipanti alla rissa ed al conseguente lancio di sanpietrini. Nei giorni scorsi, peraltro, nel corso di un controllo effettuato nella zona della stazione ferroviaria e dei giardini Speyer da parte dei Carabinieri, uno degli interessati è stato deferito in stato di libertà per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, mentre un altro è stato condotto presso il CPR di Brindisi poiché destinatario di un decreto di espulsione del Prefetto di Ravenna.  I presunti autori del reato sono stati deferiti in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Ravenna.