16 GENNAIO 2026

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NOTIZIA DI CRONACA

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16 GENNAIO 2026 - 11:54


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CESENA: Caso Venezuela, cugino di Spinelli a Talk24, “nessuna novità” | VIDEO

A Talk24, condotto da Ludovico Luongo, è intervenuto il cugino di Giancarlo Spinelli, il 59 anne, originario di Cesena, detenuto a Caracas da 22 mesi insieme alla moglie italo-venezuelana Maria Alejandra Portillo Resh. Spinelli, trasferitosi in Venezuela fin da bambino, è stato arrestato il 22 febbraio 2024 con accuse gravissime: terrorismo, tradimento della patria e traffico internazionale di armi. Il familiare racconta un caso ancora pieno di ombre. Spinelli lavorava per l’esercito venezuelano come istruttore di tiro e tecnico nella modifica delle armi. Esistono fotografie che lo ritrarrebbero con armi ma, sottolinea il cugino, non è chiaro quanto siano attendibili né in quale contesto siano state scattate. Due anni fa ogni contatto telefonico si era interrotto: era già stato imprigionato. Dopo un processo rapido è stato trasferito in tre diverse carceri, El Helicoide, Yare III e infine La Planta , tutte strutture note per le durissime condizioni di detenzione. Solo recentemente Giancarlo Spinelli è riuscito a parlare al telefono con i familiari, riferendo di non farcela più. Le sue condizioni di salute destano forte preoccupazione: soffre di gravi patologie che richiedono cure costanti.

Rimane comunque la speranza: dal Venezuela l’annuncio del presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez sul rilascio di detenuti venezuelani e stranieri potrebbe aprire uno spiraglio anche per Spinelli e la moglie. “Spero che questa svolta porti alla loro liberazione e che possano ritrovare tranquillità loro e tutte le famiglie coinvolte”, conclude il cugino.




ALTRE NOTIZIE DI CRONACA

RIMINI: La morte di Pantani, per la Procura non ci fu alcun pestaggio

Integrazione alla richiesta di archiviazione per l'ultima indagine sulla morte di Marco Pantani. Il pm di Rimini, Luca Bertuzzi, ha inoltrato al gip Raffaele Deflorio, una nota aggiuntiva alla richiesta già presentata nel febbraio del 2024, dopo una lunga analisi, la terza nel corso di questi 22 anni in cui si è indagato sul decesso del campione di ciclismo, ritrovato cadavere il 14 febbraio del 2004 in una stanza del residence "Le Rose". Per tre volte gli inquirenti riminesi sono giunti alla stessa conclusione, non fu omicidio. L'ultima indagine, quella del pm Bertuzzi, si è chiusa con un'archiviazione su cui si attende la fissazione d'udienza da parte del gip Deflorio. Nel frattempo a più ondate, l'avvocato Fiorenzo Alessi che rappresenta i genitori di Pantani, ha presentato alcuni nuovi elementi chiedendo alla Procura di indagare. L'ultimo in ordine di tempo di questi nuovi elementi su cui i familiari hanno chiesto di indagare riguarda le parole di un detenuto, nel carcere di Rimini riferite ad un agente penitenziario, secondo cui "Marco fu massacrato di botte per un credito di droga di circa 260mila euro". Per non lasciare dubbi, la Procura quindi ha incaricato i carabinieri di verificare quanto riportato. Nell'indagine durata dal febbraio al giugno di quest'anno, durante la quale sono stati sentiti sia il detenuto che l'agente, non sarebbero stati riscontrati elementi di prova per cui il pm ha integrato la richiesta di archiviazione.