17 LUGLIO 2026

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NOTIZIA DI CRONACA

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17 LUGLIO 2026 - 09:59


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RIMINI: Femminicidio a Coriano, dalla vendita della casa alla tragedia

Una vita insieme, uniti dal matrimonio e dall’attività lavorativa di fioristi, poi il divorzio e le tensioni per la vendita della casa cointestata a Mulazzano di Coriano, nel Riminese. Contrasti che mercoledì sera avrebbero scatenato la furia di Mario Bonifazi, 71 anni, che ha ucciso l’ex moglie Tania Sperindio, di 63 anni, nell’abitazione in cui l’uomo era rimasto a vivere, mentre la donna se ne era andata. “Venite, ho ucciso mia moglie”, ha detto l’uomo al telefono con i carabinieri, mentre vegliava il corpo della donna senza vita. Il cadavere è stato trovato nel locale caldaie, martoriato da diversi colpi, probabilmente inferti con un martello. L’uomo è stato portato in carcere, davanti al pm Paola Bonetti ha scelto di non parlare. Mentre proseguono le indagini per ricostruire la dinamica della tragedia, emergono dettagli sui retroscena dell’ennesimo femminicidio. Il reo confesso ha trascorso il pomeriggio a giocare a carte al circolo di Mulazzano, poi è rientrato nella casa di via Agello. Poco dopo è arrivata Tania. Entrambi avevano appuntamento con un geometra incaricato di effettuare un sopralluogo per la vendita dell’immobile. Intorno alle 18 il professionista avrebbe lasciato l’abitazione, e secondo gli investigatori tra gli ex coniugi sarebbe scattata una discussione sfociata nel delitto. In casa era presente uno dei due figli della coppia, che non si è accorto di nulla. I carabinieri hanno sequestrato l’abitazione, il martello e gli abiti dell’indagato. L’autopsia chiarirà le cause esatte della morte, non risultano precedenti denunce per episodi di violenza tra i due ex coniugi. Sui quotidiani l’avvocata della vittima, Michela Zangheri, ricorda il percorso della separazione dal marito. “Le dissi che vivere così vicini era un rischio – ha dichiarato -, Tania sognava la normalità, e al termine del percorso di separazione l’avevo vista finalmente serena”.




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CERVIA: Omicidio Musiani, i 4 restano in carcere, "Indizi solidi" | VIDEO

Restano in carcere i quattro giovani fermati per l’omicidio di Nicola Musiani. Nell’ordinanza il Gip parla di indizi “oltremodo solidi” e ricostruisce gli elementi raccolti dagli investigatori. Sono “oltremodo solidi” gli indizi a carico dei quattro giovani tra i 19 e i 23 anni fermati per l’omicidio di Nicola Musiani. Così scrive il Gip Andrea Galanti nell’ordinanza con cui ha confermato la custodia in carcere per i quattro residenti nel Forlivese. Al centro dell’inchiesta ci sono gli accertamenti condotti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ravenna, coordinati dalla Procura. Un lavoro fatto di pedinamenti, audizioni di testimoni, analisi delle celle telefoniche e controlli dei varchi stradali, che ha permesso agli investigatori di ricostruire i movimenti successivi alla morte del 53enne. Tra gli elementi citati nell’ordinanza c’è anche una telefonata anonima arrivata il 27 luglio alla caserma dei Carabinieri di Ravenna. A chiamare un uomo che si trovava in Marocco, ma che ha riferito di vivere a Meldola. Il confidente ha raccontato che nella comunità marocchina meldolese circolava la voce secondo cui uno dei responsabili dell’omicidio fosse un giovane della cittadina forlivese. Secondo la stessa segnalazione, dopo la morte di Musiani il ragazzo si sarebbe allontanato dalla Romagna. Ma un peso particolare nell’inchiesta sembra averlo avuto un’intercettazione telefonica del 30 luglio. A parlare sono un 18enne di Forlì e un amico. Nel corso della conversazione vengono fatti alcuni nomi di giovani marocchini di Meldola indicati come coinvolti. Il 18enne, pur cercando di prendere le distanze dai fatti, conferma la presenza di alcune persone sul piazzale e, parlando di un possibile trasferimento in Marocco, fa riferimento a “un tentato omicidio” Ora, con la conferma della custodia cautelare, l’inchiesta prosegue per ricostruire nel dettaglio la dinamica e il ruolo di ciascuno dei quattro giovani. A fare chiarezza saranno gli ulteriori accertamenti investigativi e le carte processuali.