BOLOGNA: Infermiera aggredita da una paziente in ambulanza
Un'infermiera del 118, domenica pomeriggio, è stata aggredita da una paziente durante il trasporto in ambulanza, verso l'Ospedale Maggiore di Bologna, riportando una prognosi di nove giorni.
Ne dà notizia il sindacato delle professioni infermieristiche Nursind che ricostruisce l'accaduto.
I carabinieri sono intervenuti a Zola Predosa: la segnalazione riferiva di una donna in stato di agitazione. I militari, spiega il sindacato, avevano usato le manette "per evitare che potesse compiere atti autolesionistici, in quanto in apparente stato etilico e sotto effetto di sostanze stupefacenti. Sul posto sono intervenute automedica e ambulanza: la paziente è salita sul secondo mezzo".
A bordo, la donna ha cercato di togliersi le manette e di divincolarsi dal sedile al quale era legata. Ha poi aggredito l'infermiera, 35 anni, che era di fronte a lei, strappandole ciocche di capelli e facendole sbattere la testa, spiega Nursind, contro le pareti dell'ambulanza. L'autista si è fermato in strada per aiutare la collega: la donna è stata sedata dal medico e poi accompagnata al Maggiore. "Non ho paura di tornare al lavoro - spiega l'infermiera che ha scelto di restare anonima - ma in quel momento ho avuto paura di morire".
I carabinieri, che secondo i protocolli del 118 non possono salire a bordo dell'ambulanza durante il trasporto, "non potevano fare di più, le regole sono chiare - aggiunge l'infermiera - l'unica soluzione è avere tre persone in ambulanza". "Aggredire un infermiere significa aggredire un sistema che tutela tutti - aggiunge Riccardo Tassini, infermiere dell'Ausl di Bologna e referente del Nursind - ci sono diverse strategie da mettere in campo. Nello specifico: bodycam per gli operatori, sistemi di allarme rapido, mappatura preventiva del rischio, alleanza con le forze dell'ordine e con i cittadini. Infine, ma non per importanza, la formazione".
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