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EMILIA-ROMAGNA: Rallenta il settore manifatturiero ma cresce l'occupazione | VIDEO

Battuta d’arresto per il settore manifatturiero dell’Emilia-Romagna. Nel secondo trimestre del 2023, infatti, hanno trovato conferma i segnali di rallentamento evidenziati nei primi mesi dell’anno. Il volume della produzione delle piccole e medie imprese manifatturiere si è ridotto dello 0,3% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, mentre in termini di fatturato l’aumento dei prezzi di vendita ha, invece, determinato un aumento dello 0,7%. In calo dell’1% gli ordini e cala il commercio con l’estero. Sono questi i principali risultati che emergono dall’indagine congiunturale sull’industria manifatturiera relativa al secondo trimestre 2023, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo e presentata oggi a Bologna da Alberto Zambianchi, presidente di Unioncamere Emilia-Romagna; Annalisa Sassi, presidente di Confindustria Emilia-Romagna e Alessandra Florio, direttrice regionale Emilia-Romagna e Marche di Intesa Sanpaolo. Diminuisce anche la fiducia delle imprese e sale il numero di quelle che temono un peggioramento rispetto a quelle più ottimiste. Su questi numeri incidono le difficoltà nelle catene di fornitura internazionali, la forte inflazione e la politica monetaria restrittiva adottata per contrastarla e, prevedibilmente, gli effetti dell’alluvione che ha colpito larga parte della Romagna. In controtendenza agli altri indicatori economici, l’occupazione in Emilia-Romagna aumenta. Secondo l’indagine Istat, nel secondo trimestre dell’anno è cresciuta dell’1,2 per cento, variazione che sale al 3,7 per cento per l’industria. In valori assoluti, l’aumento nell’industria equivale a oltre 20mila nuovi occupati. Non a caso, a fine giugno 2023, il manifatturiero emiliano-romagnolo contava circa 1.500 imprese in meno rispetto alla stessa data dell’anno precedente, ma anche 6.500 occupati in più. I dati settore per settore evidenziano come quasi tutti i comparti siano interessati dal rallentamento, in particolare è l’industria del legno e dei mobili a registrare la flessione più ampia (-5 per cento in termini di volumi produttivi, -4,3 per cento in termini di fatturato). Gli unici settori con variazione positiva della produzione sono l’industria meccanica (+1,5 per cento) e l’industria alimentare (+2,5 per cento). L’alimentare è il solo settore a presentare un portafoglio ordini in aumento, in particolare nella componente estera. A mostrare le difficoltà maggiori sono le imprese più piccole in cui l’intensità del calo della produzione (-2,1 per cento) ha comportato una flessione anche del fatturato (-1 per cento). Le imprese con numero di addetti compreso tra 10 e 49 mostrano variazioni di segno negativo ma più contenute rispetto alle più piccole, mentre le aziende con almeno 50 addetti incrementano, seppur di poco, i livelli produttivi (+0,7 per cento) e in misura più consistente il fatturato (+1,9 per cento). Il calo degli ordini e le previsioni formulate dalle imprese, però, portano a ipotizzare che nei prossimi mesi anche le aziende più strutturate dovranno fare i conti con il progressivo rallentamento che caratterizza l’intero scenario internazionale. A ulteriore conferma del contesto non eccellente delineato dall’indagine congiunturale, i dati Istat delle esportazioni delle regioni italiane, pur rimanendo positivi, segnalano una brusca frenata. Nei primi sei mesi dell’anno, l’export dell’Emilia-Romagna è cresciuto del 2,8 per cento in valore rispetto allo stesso semestre del 2022, mentre in quantità ha perso oltre il 10 per cento. Tengono i settori della meccanica, della moda e l’alimentare, mentre si registrano cali dell’export più sensibili per la ceramica e per i metalli. Cina e Stati Uniti sono i mercati più importanti nei quali l’export emiliano-romagnolo diminuisce, cresce, invece, il mercato francese e tiene quello tedesco, nonostante la recessione che sta interessando la Germania. Il mercato del credito, infine, continua a vedere una riduzione di domanda per effetto dell’intensità della stretta monetaria in atto. Ne consegue un andamento dei prestiti alle imprese che in Emilia-Romagna è risultato in calo nel secondo trimestre 2023 (-3,2% anno su anno a giugno) sebbene meno intenso del -5% osservato a livello nazionale.

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CESENA: Trevi chiude il semestre con 23,6 milioni di utile

Il gruppo Trevi ha chiuso il primo semestre con un utile di 23,6 milioni rispetto a una perdita di 19,8 milioni registrata un anno fa. I ricavi sono saliti a 280,3 milioni (+18,7%) un ebitda ricorrente a 32,5 milioni (+40,8%), un risultato operativo netto pari a 20,3 milioni rispetto ad una perdita di 0,1 milioni nello stesso periodo del 2022.


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