RAVENNA: Primo bilancio Sociale dell’ Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù

RAVENNA: Primo bilancio Sociale dell’ Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù

Un nuovo strumento di rendicontazione che fornisce una valutazione pluridimensionale del valore creato dall’ Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù di Ravenna.Si è svolta sabato mattina infatti, alla presenza dell'arcivescovo di Ravenna - Cervia S.E. Mons. Lorenzo Ghizzoni; del direttore dell'Opera di Santa Teresa don Alberto Camprini e del vice direttore diacono Luciano Di Buò, la presentazione del primo Bilancio Sociale dell’anno 2014.l bilancio dell’Opera di Santa Teresa - commenta la stessa istituzione - non è fatto solo di numeri, ma del lavoro delle suore della Piccola Famiglia di Santa Teresa di Gesù Bambino, dei tanti volontari e dipendenti che portano avanti oggi la missione caritativa del fondatore don Angelo Lolli, del valore sociale che essa rappresenta per la comunità ravennate e dei conseguenti riscontri, in termini di donazioni, gesti di generosità, ore di volontariato e lasciti.L’ “economia della Provvidenza” che ha sostenuto l’Opera di Santa Teresa sin dalla sua fondazione, con lasciti e donazioni ora deve fare i conti con una diversa situazione economica: la crisi da un lato ha ridotto le entrate straordinarie, mentre i bisogni sociali aumentano.“Un’Ente come l’Opera di Santa Teresa non potrà mai avere un bilancio in attivo – ha spiegato il vicedirettore e responsabile amministrativo Luciano Di Buò – perché significherebbe smettere di fare carità”. Va ricordato infatti che gli ospiti vengono accolti in base alle loro disponibilità economiche: chi può disporre di risorse finanziarie, corrisponde all’Opera di Santa Teresa un importo che consente a quest’ultima di non andare in sofferenza gestionale mentre le persone indigenti, specie se sole, vengono accolte con quello che possono dare.Oggi l’Opera di santa Teresa non è più il piccolo ospizio che don Angelo Lolli aveva tanto desiderato per i malati cronici abbandonati di Ravenna: sono circa 400 le persone assistite, tra quelle accolte nelle strutture residenziali e nei centri gestiti dalla cooperativa sociale La Pieve. E occupa complessivamente 500 lavoratori, attorno ai quali ruotano 100 volontari mentre i fornitori di prodotti e servizi sono una cinquantina.


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