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FORLÌ: Derby di basket vietato ai tifosi di Rimini, il prefetto, “Ordine tutelato"

CRONACA - Con una lettera aperta rivolta al pubblico, il prefetto di Forlì-Cesena Rinaldo Argentieri ha ribadito il divieto ai tifosi riminesi di assistere alla gara di cartello di pallacanestro contro l’Unieuro Forlì.    I tifosi della Rinascita basket Rimini non potranno assistere alla trasferta vicina e caldissima in casa dei rivali del Forlì. Lo ha decretato i giorni scorsi il prefetto della provincia di Forlì e Cesena, per tutelare l’ordine pubblico e nelle ultime ore Rinaldo Argentieri ha ribadito che “ho firmato quel provvedimento in tutta coscienza, e lo firmerei anche oggi”.  La motivazione è da ricercare dopo un’attenta analisi degli elementi delle forze dell’ordine che hanno voluto prevenire questa nuova possibile minaccia come secondo atto del far west scoppiato al circolo di Bellaria Monte, ritrovo della tifoseria del Cesena calcio. Qui a fine ottobre un commando riminese creò scompiglio lasciando dietro di sé anche un ferito. Sul divieto di trasferta son piovute tante le critiche, non solo da parte dei tifosi interessati ma anche da esponenti politici e amministratori locali. Non è servito a sbloccare la situazione nemmeno un incontro con i vertici della Pallacanestro Forlì 2.015, così la tifoseria organizzata mercuriale, in segno di solidarietà con quella rivierasca, ha annunciato che diserterà l’appuntamento in curva. “Ho firmato con sofferenza ben sapendo che stavo privando la gara della cornice più attesa. Ma ho reputato necessario questo sacrificio in nome di un interesse superiore. Auspico quindi, e sosterrò convintamente, ogni iniziativa promossa dalle Società sportive o dalle Amministrazioni locali, con il coinvolgimento dei tifosi organizzati, che dia, in largo anticipo sullo svolgimento di partite cosiddette a rischio, il senso di un ritrovato rasserenamento dei rapporti”, ha concluso il prefetto.

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RAVENNA: Violenza sessuale su paziente, arrestato infermiere 36enne

CRONACA - I Carabinieri della Stazione di Riolo Terme e del Nucleo Operativo della Compagnia di Faenza, nel Ravennate, hanno arrestato in mattinata un infermiere di 36 anni, incensurato e originario del sud Italia, su ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Ravenna, Janos Barlotti. L’uomo, dipendente di una struttura di Riolo Terme, è accusato di violenza sessuale compiuta ai danni di una donna ventenne ospite, originaria del Milanese. L’attività condotta dagli uomini dell’Arma ha portato all’identificazione del responsabile, il quale, approfittando della propria funzione e della fragilità della paziente, avrebbe consumato un rapporto sessuale all’interno della casa protetta dove la vittima era ricoverata. Al termine delle formalità di rito, il presunto responsabile è stato associato presso la casa Circondariale di Ravenna.  Le indagini dell'Arma, coordinate dal pm Stefano Stargiotti, vogliono anche chiarire se ci siano stati altri casi di violenza. E’ inoltre in corso un altro processo in rito abbreviato riguardante un secondo infermiere della struttura in questione che è accusato di aver abusato di altre quattro giovani pazienti.

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RIMINI: Mamma caccia il figlio di casa, condannata

CRONACA - Il figlio ultra cinquantenne non se ne va di casa e lei per costringerlo a trovarsi un altro appartamento gli taglia le utenze. Un mamma di 79 anni è finita a processo con l'accusa di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e danneggiamento ed è stata condannata dal Tribunale monocratico di Rimini a 7 mesi di reclusione - con pena sospesa - e al pagamento di un risarcimento di 800 euro alle parti civili, ossia il figlio e la nuora. Il processo nasce dalla denuncia del figlio e della sua compagna, rappresentati dall'avvocato Igor Bassi, che si sono costituiti parte civile nel procedimento. Il figlio, un uomo di 53 anni, autista di autobus, ha denunciato la mamma per i dispetti ricevuti. L'anziana spesso staccava i contatori della luce e del gas e in un'occasione con una mazza chiodata avrebbe bucato le ruote dello scooter della compagna del figlio. I dispetti sono andati avanti fino all'agosto 2024 mese in cui il figlio volontariamente senza aspettare l'ufficiale giudiziario che gli aveva mandato la mamma per sfrattarlo se n'è andato via di casa insieme alla compagna.

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EMILIA-ROMAGNA: Sanità, de Pascale sui Cau, "alcune scelte saranno riviste" | VIDEO

ATTUALITÀ - “Riorganizzeremo ciò che è necessario facendo tesoro degli esempi più virtuosi della regione”. Così il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, in merito ai Centri di assistenza-urgenza nati negli ultimi mesi per supportare e sgravare i Pronto soccorso. “E’ cultura politica di questa terra – spiega - evitare di osservare i problemi senza fare nulla e la Regione ha sperimentato risposte innovative che, come tali, devono essere sempre oggetto di verifica e miglioramento. Premesso questo, abbiamo tutti a cuore il nostro servizio sanitario, pubblico e universalistico, quindi bene la discussione anche sui Cau, in un’ottica di miglioramento complessivo. Tante innovazioni introdotte, che hanno portato buoni risultati e dopo il Covid hanno evitato di chiudere punti di erogazione dei servizi, saranno confermate”. De Pascale poi ricorda come “sotto il nome Cau sono stati attivati tre tipi di servizi: quelli che hanno sostituito Punti di primo intervento o Pronto soccorso che avevano un elevato livello di inappropriatezza in quanto erogavano prestazioni di bassa complessità con personale medico specialista che deve invece essere utilizzato per le prestazioni di emergenza urgenza. Questa tipologia è indiscutibilmente quella che ha funzionato meglio e ha evitato di chiudere punti di erogazione del servizio. Sono questi i Cau che confermiamo con maggiore convinzione e che hanno dato sistematicamente i risultati migliori”.  Il secondo tipo di Cau introdotto è quello in prossimità dei Pronto Soccorso DEA (Dipartimento Emergenza e Accettazione) di primo e secondo livello degli ospedali provinciali o distrettuali, con l’obiettivo di sgravarli dei codici bianchi e verdi. “Su questa tipologia- aggiunge il presidente- il bilancio non è univoco in tutta la regione. In alcuni casi hanno ridotto significativamente gli accessi al PS e la loro funzione è stata ben compresa dai cittadini, in altri non abbiamo registrato analogo effetto e dobbiamo quindi migliorare la risposta. Infine, alcuni Cau sono stati introdotti in luoghi dove precedentemente non c'erano né Punti di primo intervento, né Pronto soccorso. “In questo caso- chiude de Pascale- per noi il modello da seguire è quello delle Case di comunità e delle Aggregazioni funzionali territoriali dei medici di Medicina generale, per ricondurre tutto a una gestione univoca nelle cure primarie”.

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BOLOGNA: Morì schiacciato al lavoro, 7 febbraio decisione su parti civili

CRONACA - Prosegue davanti al Gup del Tribunale di Bologna, Andrea Salvatore Romito, l'udienza preliminare del procedimento sulla morte di Yaya Yafa, 22enne della Guinea Bissau vittima, al suo terzo giorno di lavoro, di un incidente all'Interporto di Bologna, il 21 ottobre 2021. Yaya Yafa morì schiacciato da un camion in manovra. La pm Michela Guidi ha chiesto il rinvio a giudizio di otto persone per omicidio colposo. Si tratta del responsabile delle operazioni hub Interporto di Bologna, blocco 13.4 di Sda, Antonino Tita, del presidente del cda e datore di lavoro di Yaya Yafa, Carlo Ludovici, del responsabile del magazzino e preposto per la Dedalog, Cristian Mancini, che lo gestisce in appalto da Sda, dell'ad e del datore di lavoro di Senner Italia - Andrea Monticelli e David Nothacker -, ditta che affidava a terzi vettori i servizi di trasporto, del legale rappresentante della Transporter Logistic, Mirko Melella, per cui lavoravano i due autisti, tra cui quello che guidava il tir che schiacciò la vittima, e degli stessi autisti, Danilo Giarracca e Cosimo Palombella. Imputata anche la Dedalog, cooperativa per la quale lavorava la vittima. Nell'udienza odierna sono state discusse le eccezioni delle difese alle costituzioni di parte civile e bisognerà aspettare il 7 febbraio per sapere se Cgil, Si Cobas, Città metropolitana di Bologna, associazione Anmil e i familiari delle vittime saranno ammesse dal Gup Romito nel processo.

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