CESENA: Di Pietro dice “Sì” al referendum insieme alla Fondazione Einaudi | VIDEO
ATTUALITÀ - Semplice e diretto come quando ai tempi di “Mani Pulite” interrogava indagati e testimoni di ogni colore politico. Così Antonio Di Pietro ha illustrato ai cesenati i motivi per cui ha scelto di votare “Sì” al referendum sulla riforma dell’ordinamento della magistratura durante un evento pubblico organizzato dal "Comitato Sì Riforma" della Fondazione Einaudi. Di cui l'ex leader della "Italia dei Valori" è promotore insieme all'ex senatore di Forza Italia Andrea Cangini. Sul palco con loro anche: Antonio Guastapane, Procuratore della Prepubblica di Varese e Beniamino Migliucci, avvocato e presidente della Fondazione Camere Penali Italiane. Ristabilire l’equilibrio gerarchico tra gli iterpreti dei processi. Un Pubblico Ministero che fa le indagini e deve dimostrare la colpevolezza dell’indagato e un Giudice delle Indagini Preliminari addetto a controllare l’azione del Pm. Così Antonio Di Pietro ex magistrato, oggi promotore del Comitato “Sì Riforma” della Fondazione Einaudi insieme all’ex senatore di Forza Italia Andrea Cangini, ha spiegato alla platea di oltre 170 persone riunitesi al palazzo del Ridotto a Cesena le ragioni per cui “è fondamentale” – ha detto – votare “Sì” al referendum costituzionale confermativo della riforma della giustizia dei prossimi 22 e 23 marzo. "Voto “Sì” – ha esordito Di Pietro – perché ritengo che chi giudica debba far parte di una famiglia diversa di chi accusa. Come di chi sta dalla parte della difesa. Il processo è una competizione in cui chi da una parte c’è la pubblica accusa e dall’altra i difensori. Ma l’arbitro, attualmente, fa parte della stessa famiglia dell’accusatore. L’arbitro faccia parte della famiglia degli arbitri, i giocatori di quella dei giocatori. Le decisioni non vanno prese seguendo le ideologie, ma solo secondo la legge – ha dichiarato -. Senza interpretarla fino al punto di inventare una nuova legge”. Tra le ragioni del “Sì” di Di Pietro c’è anche la svolta che la riforma apporterebbe sul piano della valutazione dei magistrati. Non più appannaggio del Csm, ma di un organo autonomo e non più influenzabile dalle correnti: l'Alta Corte Disciplinare. Non rispondente, più, dunque, a logiche di potere, bensì di sola giustizia. "Troppo spesso abbiamo assistito a un Gip che ha deciso di mandare la questione in dibattimento quando le prove non c'erano – ha fatto notare l’ex Pm -. Quindi, una Alta Corte Disciplinare terza al Csm che valuti i comportamenti dei magistrati nell’esercizio delle loro funzioni aiuta a restituire credibilità alla magistratura. Tanto a quella inquirente quanto a quella giudicante” – ha concluso Di Pietro.